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CONSIDERAZIONI DEL MESE

CONSIDERAZIONI DEL MESE E SPIGOLATURE VARIE.....

 

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CONSIDERAZIONI DEL MESE - CONSIGLI VARI PER I GENITORI E PER LA COPPIA....

 

  

 In questa pagina inserisco due tipi d'intervento: quello tradizionale, su di un argomento che reputo interessante o che mi viene richiesto o proposto da amici, una volta al mese - verso il 15 o giù di lì... - ; e le "considerazioni" (Considerazioni "in itinere") su fatti o argomenti di rilevante e significativa importanza che possono accadere via via e che credo siano meritevoli di meditazione.

  

L'ORGANIZZAZIONE GLOBALE DI QUESTA PAGINA:

 

1) CONSIDERAZIONI DEL MESE;

2) CONSIDERAZIONI "IN ITINERE"....

e successivamente....

3) ADOZIONI: UN'AZIONE MERITORIA CHE DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE CONSAPEVOLE;

4) SEPARAZIONE, COME AFFRONTARLA. DECALOGO PER I GENITORI;

5) PUBERTA', ADOLESCENZA, SESSUALITA': UN DECALOGO INFORMATIVO;

6) CONSIGLI SU VARI CONTENUTI DI TIPO EDUCATIVO, AFFETTIVO, PSICOLOGICO;

7) DORMIRE NEL LETTONE O NO?;

8) BIMBI A TAVOLA, ALCUNE REGOLE;

9) COME AGIRE CON IL BAMBINO TIMIDO;

10) INIZIA LA SCUOLA PRIMARIA: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI; 

11) INIZIA LA SCUOLA SECONDARIA INFERIORE: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI;

12) AUTISMO, TABELLA DEI SINTOMI.

  

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RICORDO CHE L'ELENCO DEI GIORNI E GLI ORARI DURANTE I QUALI IO SONO PRESENTE NELLE VARIE LOCALITA' E NELLE VARIE STRUTTURE CON CUI COLLABORO SONO RIPORTATI NELLA PAGINA "PROSSIMI INTERVENTI".

 

NUMERI DI TELEFONO:

* Cell. 338 2129983;

* Studio Firenze 055 331793;

* Studio Poggibonsi 0577 982656;

* Fax 055 331793;

* E mail petridot@libero.it

 

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CONSIDERAZIONE DI META' FEBBRAIO

 

QUANDO C'E' LA NECESSITA' DI CHIUDERE UNA RELAZIONE; MA SI HA PAURA....

 

"Tu dici e scrivi che la paura che si prova pensando alle reazioni del partner quando vorremmo chiudere una relazione sentimentale ormai morta o malata deve essere vinta. Ma come facciamo, se spesso siamo del tutto sole e se chi dovrebbe aiutarci lo fa dopo che siamo finite all'ospedale o al cimitero?".

 

Così ho letto ieri mattina sul Messenger. 

Non posso non rispondere a Cristina.

 

Sì. Ce lo dice l'esperienza e, purtroppo, ce lo confermano i mass media per i casi più gravi: esistono "ex" che continuano ad assillare la vecchia compagna; esistono ex mariti che dopo aver rovinato la vita alla moglie, continuano a rovinargliela in altri modo (ma in onestà dobbiamo dire che in questo settore sono presenti anche molte donne che fanno altrettanto); ci sono ex compagni che reputando "roba propria" la non più convivente, fanno di tutto per punirla e spesso si tratta di gesti dalle conseguenze drammatiche.

Lo stalking ha mille volti e sono tutti sgradevoli, ma l'alternativa qual è?

Cristina, amiche mie, staresti per paura con un uomo verso il quale non senti più nulla? Ci faresti all'amore? Torneresti tranquillamente a casa dal lavoro sapendo che dovrai trascorrere la serata - l'ennesima serata - con una persona che ti offende, ti tratta male, ti picchia e spesso fa ciò di fronte ai bambini? 

 

Dici che la paura di essere picchiate o uccise è forte.

Capperi! Hai assolutamente ragione, ma torno a chiederti l'alternativa qual è?

Ognuno di noi tiene alla propria salute e alla propria vita, ma che ce ne facciamo se dobbiamo vivere in un inferno?

Attenzione! Non consiglio di fare l'eroina e di affrontare il disturbato da sole.

Ognuno di noi può mettersi intorno un circuito protettivo, attivo e passivo, in grado di stoppare le pazzesche intenzioni dello stolker.

Ognuno di noi può trovare numerosi aiuti.

Questa brutta avventura non deve essere vissuta da soli.

Chiediamo aiuto e supporto, quindi. Non temete di scocciare gli altri. Non temete di apparire deboli o incapaci. Non rifugiatevi nella solitudine; dovete stare bensì con la gente e fra la gente.

Aiuto e supporto? 

 

Lo psicologo? Certo, ma evidenziamo soprattutto le forze dell'ordine, i magistrati, gli amici (che, consentitemelo anche se sarà criticato da qualche anima bella, possono essere assai persuasivi verso lo stalker e protettivi verso la sua vittima), mutando le abitudini, non stando soli....

 

Una mia giovane cliente di Firenze, oggetto delle attenzioni malate e quindi pericolose di un ex particolarmente ostico e assillante, ce l'ha fatta a ridimensionare prima e ad eliminare dopo quelle presenze sgradite e quei gesti e sapete come ha fatto?

* Trovando supporto e sostegno nello psicologo.....

......ma soprattutto....

* Attivando le azioni previste dalla Legge (segnalazione, denuncia, ecc.) con l'ovvia assistenza di un legale;

* Creandosi intorno un circuito di protezione/accompagnamento, per qualche mese, grazie ai familiari, a degli amici splendidi, a degli altrettando splendidi datori di lavoro e colleghi;

* Segnalando senza remore ai familiari dell'ex che il suo atteggiamento poteva metterli tutti nei guai, anche loro;

* Facendo causalmente incontrare il molestatore con il di lei fratello che, insieme a due o tre amici, lo ha cortesemente pregato di smetterla.

 

Queste le azioni della ragazza di cui parliamo, ma accanto a queste ne possiamo mettere altre come il già citato mutare le abitudini, l'allontanarsi per qualche tempo dall'abitazione, il recarsi da un'amica in un'altra città,  il cambiere il numero di telefono e tutti gli altri recapiti in rete, lo stare sempre con qualcuno e soprattutto mai mettere in atto atteggiamenti o fare discorsi che in qualche modo possano illudere il molestatore, dato che lui non attende altro per accrescere le proprie patologiche speranze. Speranze che se poi restano inevase, accentuano la rabbia del soggetto.

 

Possiamo salvarci e difenderci, quindi.

Teniamolo presente.

 

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CONSIDERAZIONI DI META' GENNAIO

 

ANORESSIA E DISTURBI ALIMENTARI

 

In questo periodo sto seguendo tre situazioni che hanno a che fare con i disturbi dell'alimentazione. Un caso è piuttosto complesso; gli altri due mi paiono più "abbordabili".

L'ultima ragazza di queste tre l'ho incontrata prima del periodo natalizio.

Si tratta di un soggetto ancora assai conflittuale e non sufficientemente motivata per affrontare un percorso così impegnativo come è il tornare a vivere.

Le ho detto di riflettere bene su cosa vuol fare di se stessa per poi sapermelo riferire quando ci vedremo tra pochi giorni.

Ovviamente sono in contatto anche con la sua famiglia e soprattutto con la sua mamma.

E' stata proprio la signora che mi ha chiesto di scrivere qualcosa, oggi, su questo crudele problema.

Ho già scritto su "Psicologia e famiglia" su Facebook e vado a farlo anche qui.

Come sempre, andremo per punti.

 

* Che cosa è l'anoressia? Consiste nel non cibarsi ed è, come tutti gli altri disturbi alimentari gravi, una vera e propria patologia psichiatrica. E' evidente che non sono da definirsi "anoressia" le perdite accidentali ed episodiche dell'appetito e delle disappetenze leggere anche se durature.

* Quali sono i fattori che causano l'anoressia? I fattori psicologici sono i più evidenti (ma anche talune insufficienze endocrine e quindi organiche). Questi soggetti soffrono intensamente nei rapporti interpersonali (in primis con i genitori) e nel proprio modo di vedersi, che causa spesso atteggiamenti autopunitivi. Il soggetto, inoltre, ha una errata percezione del suo essere fisico che non gli piace proprio perchè non si piace in toto ed ecco il vedersi grassa anche se è uno scheletro, il non accettarsi, il cercare di essere iperattive oltre ogni limite, il fare sport massacranti o in modo massacrante.

L'inizio della sindrome sovente può essere associato a pesanti emozioni, a periodi d'ansia accentuata, a traumi di vario tipo.

* Chi colpisce? Prevalentemente le femmine (oltre il 90% dei casi), anche se da qualche anno non sono infrequenti i casi che interessano i maschi.

* In quali fasce d'età si manifesta? Dalla prima adolescenza ai trent'anni, ma non esistono fasce d'età "al sicuro" da tale patologia.

* Si può guarire dall'anoressia? Sì, in un 80% dei casi.

* Può essere recidivante (cioè può tornare)? Sì. come tutte le patologie psichiatriche.

* Si può cronicizzare l'anoressia? Sì. Ce la possiamo portare dietro per decenni in un'alternanza di fasi acute e di fasi meno impegnative, di atteggiamenti bulimici seguiti da atteggiamenti anoressici.

* Si può morire di anoressia? Sì. Lentamente, consumandosi ogni giorno.

* Si può obbligare un'anoressica maggiorenne a curarsi? No. Le leggi della nostra amena nazione non prevedono l'obbligo coatto delle cure neppure nelle patologie psichiatriche. Al massimo si può obbligare il soggetto a un TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) in casi particolari o si può attuare un ricovero se il soggetto dovesse avere una crisi fisica pesantissima (ipoglicemia, ischemia, disturbi cardiaci, ecc.).

Se il soggetto non è motivato, anche con una minore è assai difficile lavorare compiutamente.

* Come se ne può uscire? 

1) Mentre si attende che nel soggetto cresca la motivazione, si può "contrattare" l'inizio del trattamento medico e psicoterapeutico, stabilendo degli obiettivi minimi iniziali da raggiungere, senza prenderci in giro. L'anoressia provoca un "congelamento mentale". Abbiamo di fronte trentenni con un cervello di una dodicenne.

2) Si può lavorare "in loco" - cioè lasciando a casa la paziente motivata o in fase di motivazione - attivando un intervento che oltre alla terapia sulla ragazza, veda impegnati all'unisono il terapeuta, i genitori, i fratelli, il fidanzato (se c'è e spesso non c'è perché l'anoressica di solito ha un pessimo rapporto con la propria fisicità e la propria sessualità), gli amici, il medico di base, lo psichiatra, gli insegnanti e comunque tutti coloro che gli stanno vicino.

Ma sarebbe preferibile.....

3) ... l'inserimento in una struttura specialistica protetta con simili, lasciando quindi la famiglia (che sovente è il fattore scatenante il disturbo).

Oppure...

4) Attuare privatamente un lavoro di gruppo "autoaiuto" seguendo quanto esposto al punto "2".

5) In ogni caso fin dall'inizio è opportuno dare regole precise: si deve finire ciò che ci mettono nel piatto, non si deve andare in bagno dopo pranzo, non si devono avere soldi in tasca (evitare le abbuffate), la bilancia deve essere gestita insieme a un adulto, non si devono fare attività fisiche senza controllo specialistico, non si devono assumere lassativi se non ce n'è l'oggettiva necessità, ogni componente la famiglia deve mantenere il medesimo atteggiamento.

6) Infine è auspicabile un intervento di supporto anche per i familiari dell'ammalata, ad iniziare ovviamente dai genitori.

 

E' comunque fondamentale la precocità della diagnosi e quindi la precocità dell'intervento terapeutico.

Non appena ci rendiamo conto che potrebbe sussistere una situazione di questo tipo, dobbiamo attivarci immediatamente.

Più si aspetta e più tempo sarà necessario per uscirne. 

 

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CONSIDERAZIONI DI META' DICEMBRE

 

QUANDO I GENITORI TRASFERISCONO SUI FIGLI I PROPRI DESIDERI INEVASI.....

 

Forse i lettori più attenti ricorderanno di quando raccontai di quella mamma disperata perché la figlia adolescente, dalle ottime attitudini come nuotatrice agonistica, sistematicamente falliva ognuna delle frequenti finali che raggiungeva, spesso con il tempo migliore.

Dal mio lavoro emerse chiaramente che la ragazzina odiava il nuoto e che era stata la madre - che aveva sempre desiderato diventare lei una campionessa delle vasche - praticamente a convincerla a frequentare la piscina sin da piccola.

Adesso questa bella ragazza è una felice giocatrice di velley, del tutto realizzata.

 

Tre altri esempi, più recenti, ma non troppo, questi di tipo scolastico.

 

Il primo: un padre che aveva sempre desiderato studiare medicina, ma che non l'aveva potuto fare a causa delle pessime condizioni economiche della propria famiglia, puntò tutto sulla figlia senza valutare che sin dalle elementari aveva dimostrato di non essere intellettualmente e cognitivamente brillantissima, che odiava le materie scientifiche e adorava quelle umanistiche, che se vedeva appena un graffio su un dito perdere sangue, sveniva...

Giunsero da me dopo che la ragazza era stata bocciata in prima liceo scientifico, con il padre - me lo disse chiaramente - che la considerava quasi handicappata mentale.

Li costrinsi prima e li convinsi poi - lui e la moglie - a cambiare scuola alla figlia.

Oggi è laureata in Legge, ma soprattutto è una giovane donna felice.

 

Il secondo: inizio, tempo fa, a seguire un ragazzino ahimé non brillante come potenzialità (non è vero che tutti i bambini sono eguali. Lo sono nei diritti, ad iniziare da quello alla felicità, alla salute, al benessere, alla serenitò, ma non nel cervellino. Ve ne sono di molto dotati, di normodotati, di scarsamente dotati).

Questo giovanottino aveva superato le elementari con fatica, aveva travalicato con sforzo maggiore gli scogli rappresentati dalla prima e dalla seconda media e quando, durante la terza media, si pensa a quale scuola secondaria superiore scegliere per il proseguo, i genitori, che avevano sempre desiderato compiere loro stessi studi di alto o altissimo livello, se ne saltano fuori con il liceo. Quale? Beh, o il classico o lo scientifico, naturalmente!

Con i genitori bisogna parlare  chiaramente, sempre.

E a questi signori feci presente che il ragazzo oltre ad aver dimostrato quelle insufficienze cognitive di base per gli studi più impegnativi, aveva d'altro canto mostrato un'ottima creativitò e un'altrettanto ottima predisposizione per la cucina. Sì, per la preparazione dei pasti.

Quando dissi questo, che il figlio era adatto - perché gli piaceva - all'Istituto Alberghiero, credevo che il babbo mi si sentisse male.....

Lui, che aveva già in mente nel futuro un figlio magistrato, o un luminare della medicina o della fisica!!

Grazie a Dio, nella coppia c'è anche la componente femminile che spesso è più raziocinante di noi uomini, se poi c'è anche in ballo l'amor materno allora ancora meglio.

Grazie al supporto della signora, convincemmo il padre ad accettare "l'onta" del figlio al professionale.

Beh, adesso il ragazzo, ormai uomo, possiede un suo locale ed ha più soldi del papà.

 

Un ultimo esempio, tragico: un padre dirigente bancario di alto livello, lui che proveniva da una famiglia povera, che come titolo di studio aveva solo il diploma di ragioniere e che però era assurto ai massimi vertici..... Con sempre un rimpianto addosso, però: la mancanza di quel "Dott." stampato sul biglietto da visita.

Per il resto non si faceva mancare nulla e nulla faceva mancare alla famiglia, come abitudini lussuose, beni materiali, frequentazioni altolocate.

Alla figlia - una ragazza straordinariamente intelligente quanto bella - però aveva gettato addosso le proprie frustrazioni del passato e i proprio rimpianti.

Sapete quando incontrai questa fanciulla? Quando venne da me per cercare aiuto in quanto tossicodipendente all'ultimo stadio, spacciatrice, prostituta, dalla salute fisica e mentale devastata.....

"Mio padre ha sempre voluto che io fossi la prima in tutto..... Beh, quando ho visto che non ce la facevo, ho deciso di esserlo egualmente, ma partendo di fondo.... Qui sono una campionessa!".

La persi, questa personcina disperata, perché non accettò la mia proposta di trasferirsi in una comunità terapeutica a porte chiuse e non ne ho saputo più nulla.

Però so chi è il responsabile delle sua tossicodipendenza.

 

Amici miei, noi siamo responsabili della nostra vita. Ai nostri figli lasciamo libertà di scelta totale. La loro vita è loro, non è nostra.

 

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CONSIDERAZIONI DI META' NOVEMBRE

 

AMORALITA' DIFFUSA

 

"QUELLE SESSANTA BRAVE LICEALI......."

 

E sono convinto che molte di esse lo saranno davvero, brave e diligenti studentesse, buone ragazze in famiglia, forse qualcuna anche impegnata nel volontariato..... Però, anche impegnate nei giochi sessuali da immettere in rete. 

Li ho viste, quelle immagini. Un ragazzo che viene da me ce l'aveva fatta a "salvarle" prima che venissero tolte e me le ha mostrate. Fa un certo effetto vedere una quindicenne che si masturba o un'altra in pose stile You porn.....

Sono sessanta le ragazze di una scuola superiore di una città del Nord che si sollazzavano - ma sarà poi vero? O facevano ciò perché va fatto?? - con le trasgressioni sessuali, ma sono milioni le altre che lo fanno in tutta Italia e decine di milioni che le imitano in tutto il mondo.

Questo mi fa venire in mente altri episodi che ci confermano il fenomeno di cui parlerò tra poco: la diffusione della prostituzione episodica tra le minorenni, ad esempio. Che cosa vuol dire prostituzione episodica? E' presto spiegato: desidero acquistare un paio di jeans costosi? Oppure voglio l'ultimo smartphone? Mi prostituisco con rapporti completi o meno con i compagni di scuola o di palestra, metto da parte il gruzzolo e mi tolgo lo sfizio. Oggi conta l'avere, mica l'essere, no?

Oppure mi torna in mente un'inchiesta addirittura di qualche anno or sono, quando una larga percentuale di ragazze universitarie dichiararono in un sondaggio che non avrebbero problemi a concedersi sessualmente pur di ottenere una laurea "com laude" o per superare un esame difficile. 

 

Le ragazze dalla sessualità promiscua sono sempre esistite, così come sono sempre esistiti gli uomini sessualmente "effervescenti" e quindi inaffidabili affettivamente, ma mai aveva raggiunto un fenomeno di massa come adesso e soprattutto mai come oggi un tale atteggiamento era stato visto come uno status symbol, come un sintomo di emancipazione, come un valore e non come un disvalore.

Oggi la quindicenne ancora vergine, si vergogna di ciò e cerca di togliersi quel fardello di dosso al più presto.

Non a caso a questo quadro si associa l'esplosione delle malattie veneree, in crescita esponenziale.

Ma non parliamo di queste. Ciò che qui c'interessa è altro.

 

Tali comportamenti mostrano.....

1) Un'amoralità a tutto tondo,

2) Una percezione contorta della sessualità,

3) Un narcisismo e una mitomania altrettanto importanti,

4) Una immaturità quasi patologica,

5) Un'assenza totale di senso della misura e del limite.

 

Partiamo di fondo: a quindici o sedici anni, dovresti sapere o no che se posti una immagine hard in rete questa va in tutto il mondo e non sarà controllabile? Dobbiamo essere dei geni per comprendere un fenomeno simile? E poi ci lamentiamo anche se ci troviamo alla berlina?

Però se una ragazza fa così, se centinaia di migliaia di ragazze fanno così, vuol dire che noi adulti, noi famiglia, noi scuola, noi educatori, noi psicologi, noi pedagogisti non abbiamo trasmesso le giuste indicazioni.

Se una ragazza vede il proprio corpo come un mezzo per acquistare l'ultimo telefonino e fa ciò con una tranquillità assoluta, anche gratificata psicologicamente e - perchè no - nell'ambito del piacere sessuale, vuol dire che non l'abbiamo educata e vuol dire che non l'abbiamo cresciuta bene.

Sì, perché queste fanciulle non sono le classiche schiave del sesso. Non sono le poverette schiavizzate che vengono dalla Nigeria o dall'Est Europa, bensì sono "brave" ragazze che appartengono a normali famiglie non di rado anche colte e benestanti che cadono dalle nuvole quando vengono a sapere della performance dell'adorata figlioletta.

Torniamo dunque a un punto nel quale su queste pagine giungiamo spesso e che abbiamo già accennato prima: l'insufficiente azione educante e d'esempio che viene dalla famiglia, dalla scuola e dall'extrascuola.

Si parla d'inserire di nuovo l'educazione civica, di esporre l'educazione all'affettività e alla sessualità. Si propone d'inserire lo psicologo nelle scuole. Si auspicano progetti mirati..... Tutto bene, ma facciamolo.

Così come è auspicabile fortemente che la famiglia torni a fare la famiglia - non importa se papà e mamma sono separati - senza accettare tutto e giustificare tutto o, più semplicemente, senza sapere...... Non è accettabile leggere che una mamma non si era accorta che la figlia adolescente era incinta. No, forza. E' da pazzi.

 

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CONSIDERAZIONI DI META' OTTOBRE

 

EDUCAZIONE PERMISSIVA O NO?

 

"AIUTARLI A CRESCERE CON LA DISCIPLINA E IL DIALOGO COSTRUTTIVO E FORMATIVO"

 

Rispondo alla domanda della prefazione. "NO". No, all'educazione permissiva, almeno no a quella messa in atto negli ultimi quarant'anni, che ha ampiamente dimostrato le proprie pesantissime insufficienze, che hanno creato una situazione emotiva e comportamentale nei nostri giovani che è perfin troppo moderato definire drammatica.

All'azione nefasta dell'educazione permissiva, si è sommata pure l'assenza della famiglia intesa come primaria e fondamentale struttura educante.

Attualmente sono troppe le famiglie dissociate cioè quelle famiglie anche formalmente integre, ma che non "fanno" educazione sui propri figli perché non sanno, non possono o non vogliono.

E' finita qui?

Purtroppo no. C'è dell'altro.

La scuola non è più l'altra fondamentale struttura educativa perché troppo spesso confusa, priva di indicazioni o sottoposta a indicazioni confuse e oltretutto costretta a rapportarsi con famiglie sempre più disastrate.

E ancora....

Attualmente l'extrascuola (rete, mass media, pubblicità, mode, ecc.) parla una lingua che è in antitesi - come qui abbiamo già affermato più volte - con le indicazioni che vengono dalla famiglia e dalla scuola anche quando funzionano. 

 

E quindi.....

1) Educazione permissiva +

2) Famiglia confusa o "non funzionante" +

3) Scuola confusa o "non funzionante" +

4) Extrascuola diseducativo e antitetico rispetto alla famiglia e alla scuola anche quando funzionano =

 

Disagio di massa

 

Un disagio di massa che nasce e prende vigore proprio dall'educazione permissiva e viene consolidato da quanto provocano i successivi punti visti poco fa.

Che cosa è l'educazione permissiva?

* E' essere eccessivamente accondiscendenti,

* E' essere eccessivamente giustificazionisti nei confronti dei comportamente dei ragazzi,

* E' essere eccessivamente comprensivi nei confronti delle trasgressioni (di tutti i tipi),

* E' essere eccessivamente portati a ricoprirli di attenzioni materiali,

* E' essere eccessivamente contrappositivi nei confronti di chi vi dà dei consigli sgraditi sui vostri figli,

* E' essere eccessivamente convinti che....."E' giusto che i figli, che i ragazzi si facciano le loro esperienze" (anche a 12/13 anni? NdA),

* E' essere eccessivamente contrari alle "punizioni" se un ragazzo non si comporta nel modo giusto

 

Potremmo continuare, ma i punti principali sono i suddetti.

Amici miei, quando decidiamo di concepire un figlio non dobbiamo pensare solo a quanto ci costerà economicamente crescerlo, bensì dobbiamo anche essere consapevoli che noi saremo i primi a dargli le prime indicazioni educative e tra queste, al primo posto, c'è l'insegnargli che come esiste il piacevolissimo "SI", esiste anche lo sgradevolissimo "NO".

E badate bene, il "NO" è sgradevole anche per noi genitori, perché il "NO" deve essere spiegato, mentre il "SI" basta dirlo....

Eppure ciò è fondamentale.

E nell'ambito della comunicazione c'è quella che dovrebbe essere la "nuova educazione": io ti punisco, ma ti spiego il perché, affinché tu non ripeta l'errore.

Il dialogo formativo....

Voglio aiutarti illustrandoti i giusti atteggiamenti da tenere e rendendoti chiara la più elementare delle regole che reggono la società umana: a ogni atteggiamento corrisponde una reazione.

Tu ragazzino o ragazzina, non starai mai sempre nell'abbraccio protettivo e giustificativo della famiglia, bensì dovrai mettere il nasino fuori, nel mondo esterno, che ha le proprie regole e che sopporta meno i comportamenti non consoni al viver civile.

Solo la famiglia, è chiamata in causa?

Certamente no, perché immediatamente dopo c'è l'istituzione scolastica, che deve supportare (supportare, NON sostituire) la famiglia. I ragazzi ci piaccia o no (a me non piace, ma non si può fare altrimenti) stanno un sacco di tempo in classe, quindi la scuola ha delle possibilità infinite per FARE EDUCAZIONE.

Mi si dirà che la scuola deve insegnare e la famiglia deve educare. Certamente. Ma oggi per i ritmi di vita che ci sono spesso la famiglia non ha neanche il tempo di attuare quell'importatissimo compito e quindi, come detto, deve essere integrata dall'istituzione scolastica.

Istituzione, questa, che sul piano della disciplina dovrebbe mostrare una severità costruttiva e educativa.

Fai qualcosa di sbagliato, soprattutto se oggettivamente grave?

Punizione, certamente, ma associata al confronto, al dialogo, alla spiegazione dei perché e dei per come.....

Possiamo farcela, credo.

Dobbiamo farcela.

 

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CONSIDERAZIONI DI META' SETTEMBRE

 

 

"MA COME SI PERMETTE L'INSEGNANTE DI DIRCI QUESTO???"

 

Nei miei quarant'anni di vita lavorativa sono stato nella scuola come docente, come membro degli organi collegiali, come psicologo scolastico e come genitore.

Direi che un briciolo d'esperienza ce l'ho.

Inoltre sono psicologo della famiglia e quindi mi confronto anche con le problematicità e con le situazioni scolastiche che interessano i bambini ed i ragazzi.

All'inizio di questo anno scolastico 2017/18 mi sento quindi l'obbligo di dare una indicazione - che poi è un consiglio di cuore - ai genitori, soprattutto a quelli che hanno i figli che iniziano il proprio percorso di studi o che passano da una scuola a un'altra.

Prima però una premessa: soprattutto nella scuola per l'infanzia e nella primaria i docenti sono coloro che - tolte le ore del sonno notturno - trascorrono più tempo con i nostri figli. Quindi li monitorano costatemente. Inoltre - anche stante l'alta età media degli insegnanti in assenza di un turn over effettivo - la loro esperienza di persone che hanno visto centinaia di bambini o di ragazzi, li porta ad avere un "occhio clinico" che talvolta non ha neppure lo psicologo.

 

E' quindi l'insegnante o il team insegnante che per primo spesso si accorge di eventuali problematicità fisiche, funzionali, caratteriali o psicologiche di un bambino.

Ovviamente, se un docente teme che un alunno senta poco, o veda poco, o possa essere dislessico, o possa avere un qualche disagio emotivo e caratteriale, lo comunica ai genitori e attenti: se un insegnante comunica questo, spesso sapendo che probabilmente si metterà nei guai (lo vedremo tra poco) , ciò non dipende da gusto sadico, ma dalla propria onestà professionale che lo porta a segnalare l'eventuale criticità in un soggetto che gli è stato dato in consegna e che deve tutelare in ogni modo.

 

Però assai spesso accade un fenomeno strano, ma non troppo.

Se una maestra dice di far controllare la vista o l'udito a uno scolaro o consiglia di fargli dare un'occhiata da una logopedista per controllare l'eventuale presenza di un DSA, in un giorno i genitori si attivano e fanno tutto, portando il figlio dallo specialista.

Se però la maestra segnala l'eventuale presenza di una problematicità psicologica o peggio, sovente è come se infilasse la mano in un nido di vipere: mal gliene incolse!!

Molti genitori assumono subito un atteggiamento contrappositivo se gli si fa presente una eventualità di cui sopra.

Oggi, anche se molto meno rispetto al passato, un papà o una mamma che si sente consigliare direttamente (di rado) o indirettamente (più frequente) di portare il figlio dallo psicologo o, orrore!!, dallo psichiatra infantile, si irrigidisce, s'inquieta, si innervosisce verso l'insegnante e l'istituzione e questo si rafforza se davvero il bambino in classe oggettivamente si comporta sopra alle righe con un atteggiamento eccessivo o addirittura eclatantemente anomalo.

Spesso il genitore accusa i docenti di "non saperlo prendere", o danno la colpa ai compagni, o "poverino è così perchè è geloso del fratellino", o perché gli è morto il cane....e chi più ne ha, ne metta.

Questo quando gli si fanno presenti le difficoltà comportamentali o nell'apprendimento mostrate dal figlio o dalla figlia, ma sono prevalentemente i maschietti ad aver problemi.

Se poi davvero lo portano dallo specialista che consiglia una certificazione, c'è chi accetta intelligentemente e c'è chi invece si arrabbia ancora di più. "IO non farò certo marchiare a vita mio figlio!!" e daranno il via a una vera e propria via crucis fatta d'insuccessi e di bocciature per un bambino e poi per un ragazzino che non rnde non perché non vuole, ma perché non sa e non può.

 

Ma perché negli anni Duemila esistono genitori così ciechi e dannosi?

Perché un genitore non accetta le indicazioni e i consigli dei docenti e del dirigente?

I motivi sono molteplici:

1) Per ignoranza pure e semplice,

2) Perché non vuole sentirsi un genitore "non bravo" perché ha procreato un disabile,

3) Perchè si disinteressa dei figli (ci sono, ci sono genitori così, ahimé....),

4) Perchè è contrappositivo a prescindere verso l'istituzione e tutto ciò che viene da essa,

5) Perché ha la coda di paglia temendo di essere lui la causa del disagio psicologico del figlio e quindi non desidera tirarsi in ballo,

6) Perché non reputa professionalmente e/o umanamente affidabili i docenti del figlio......

I motivi possono essere davvero molti e ce ne sarebbero altri ancora......

E' comunque fondamentale che i dirigenti scolastici e i docenti non si vergognino di far presente ciò che vedono.

Poi i genitori disattenti, o ignavi, o menefreghisti si faranno carico di ciò che non hanno voluto vedere...

 

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CONSIDERAZIONI DI META' AGOSTO

 

LA NECESSITA' DI RIVEDERE TUTTO IL PROGETTO EDUCATIVO.....

 

...e già, care amiche e cari amici, un titolo così fa tremare le gambe.....

I programmi scolastici si possono rivedere, il tempo scuola pure, gli anni del percorso didattico si possono allungare o abbreviare, ma l'educazione è ben altro.

L'educazione, l'educare implica un'azione continua che deve interessare la famiglia, la scuola e l'extrascuola inteso nel suo senso più vasto.

Il perché oggi esista questa esigenza nel mondo occidentale in generale e nella società italiana in particolare, è ovvio: oggi i nostri ragazzi manifestano un disagio diffuso, di massa, che interessa più e più aspetti, tali da necessitare un intervento accurato e deciso.

E attenzione, nella situazione attuale per la prima volta nella storia non sono più validi i discorsi che giustamente erano stati fatti fino ad oggi a proposito del famoso "gap generazionale".....

Da molte persone non addette ai lavori mi sono sentito ricordare che nel passato i giovani hanno scatenato la contestazione globale, gli anni di piombo, il femminismo, il movimente dei figli dei fiori "peace and love" e chi più ne ha, ne metta. Mi è stato ricordato che anche Cicerone e Plauto si lamentavano dei giovani della loro epoca..... "Dove andremo a finire???"......

Tutto giusto. Tutto vero.

Ma esiste una differenziazione, tra l'attuale e il passato, che in questi termini e con queste modalità MAI si era presentata.

Si tratta di una differenza che risiede nell'attuale emotività e quindi negli attuali comportamenti dei nostri bambini e dei nostri giovani.

Assenza del senso del limite.....

Incapacità di reggere la frustrazione della rinuncia, anche la più leggera,

Assenza di ogni pur minimo senso morale (comprensione del "bene" e del "male"),

Confusione assoluta nella percezione dei ruoli e dei rapporti che reggono o dovrebbero reggere la società: genitori/figli, uomo/donna, docente/discente, cittadino/rappresentante dell'autorità ecc. ecc.

 

Potrei proseguire, ma è il caso di fermarsi qui, per adesso, perché già il materiale esposto è bello notevole.

Che cosa ha causato l'insorgenza di un elenco di problemi come quelli segnalati adesso?

Quali input perversi fanno sì che un ragazzo di dociotto anni, ad esempio, non ce la faccia a comprendere non solo che una compagna non va violentata, ma la bella impresa non deve essere inserita in rete perché facendo così è sicuro che ti beccano???

Quale amoralità diffusa fa sì che una ragazzina quindicenne decida di prostituirsi "perchè voglio tanti soldi" e lo dica con una serietà e una tranquillità assolute, senza nessun pentimento?

 

Oltretutto, cari amici, l'incapacità di reggere la frustrazione derivante dalle rinunce è fattore di depressione, tristezza, disistima, ricerca dell'oblio o della forza nell'alcol o nella droga, crescita dell'aggressività e dei comportamenti sociopatici o, sul versante opposto, dello svilupparsi di atteggiamenti di autoesclusione che portano molti giovani a lasciare la scuola o il lavoro e a rinchiudersi in casa.

 

Quali le cause, quindi?

Due. Fondamentalmente sono due.

La prima: questa famiglia, questa scuola, questa extrascuola NON funzionano. Non educano più. La famiglia non lo fa perché non sa, o non può o non vuole farlo. La scuola perché è confusa, indebolita, con docenti ormai privi di prestigio sociale. L'extrascuola perché lancia messaggi sbagliati, confondenti, diseducativi che influenzano negativamente le fasce giovanili.

La seconda: la psicopedagogia che da trent'anni e più ha condizionato generazioni di genitori, di insegnanti, di legislatori, di pediatri, di psicologi, di psichiatri infantili ha pesantemente e tragicamente dimostrato non solo di non funzionare, ma di funzionare MALE, danneggiando milioni di giovani in tutto il mondo occidentale.

La psicopedagogia alla "Summerhill", per intenderci ha rovinato tre o quattro generazioni che dopo, una volta divenute adulte, hanno fatto altrettanto con i propri figli. Era la pedagogia permissiva, del "col tuo corpo puoi fare ciò che vuoi", dei "genitori-amici" con i quali eventualmente ci si fa una canna insieme, del "Vietato vietare!!", del "E' giusto fare le proprie esperienze a qualsiasi età, anche far sesso a dodici anni....".

 

Che cosa fa una ditta o un'azienda che nota che gli obiettivi previsti non sono stati raggiunti o che addirittura stiamo entrando in deficit?

Cerca di comprendere per quali motivi ciò è accaduto e subito dopo cerca di mettere in atto i rimedi.

Beh, noi conosciamo i motivi e conosciamo i rimedi.

Cerchiamo di darci da fare.....

 

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CONSIDERAZIONI DEL MESE E SPIGOLATURE VARIE..... - Dr. Giancarlo PETRI

CONSIDERAZIONI, INDICAZIONI E CONSIGLI SU VARI ARGOMENTI

 

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ADOZIONE, UN'AZIONE MERITORIA CHE DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE CONSAPEVOLE....

 

Sono molte le famiglie che nell'impossibilità di avere un figlio biologico o a prescindere da tale possibilità o impossibilità, decidono d'intraprendere il difficile, lungo e complesso percorso che le porterà ad avere un bimbo o un ragazzo in adozione.

Si tratta indubbiamente di un'azione che risponde, sì, alla necessità di vivere la genitorialità, ma che riveste pure una componente assolutamente meritoria: togliere un soggetto nell'età evolutiva da una vita grama per portarlo a vivere mille volte meglio.

 

Noto però che a parte gli enti e le associazioni più "serie" che si occupano di adozioni, talvolta non si valutano a sufficienza gli apprendisti genitori e soprattutto non si spiega a sufficienza che cosa voglia dire adottare un bambino o un ragazzo. In principal modo se ha avuto una lunga o lunghissima istituzionalizzazione.

 

Ecco quindi una serie di indicazioni, che come faccio sempre enuncerò per punti:

 

1) Facciamo partire il percorso adottante solo se tutti  i componenti del nucleo familiare (TUTTI vuol dire madre, padre, nonni e, se ci sono, fratelli e sorelle) sono assolutamente d'accordo.

Il ragazzo deve sentirsi benvoluto e accettato da tutti;

2) Facciamo partire il percorso adottante solo se la coppia, almeno in quel momento, è solida. Troppe volte ho visto bambini adottati giungere in famiglie che poco dopo si separano.

Una tragedia così sarebbe un'ulteriore colpo emotivo al bambino in questione;

3) Cerchiamo di essere consapevoli che un bambino o un ragazzo adottivo, tanto più è grande e tanto più avrà dei problemi emotivi e comportamentali, con fortunate eccezioni che confermano la regola.

Oltretutto molti orfanotrofi cercano di tenere più a lungo possibile i bambini per ottenere le poche o tante sovvenzioni stali o private.

Pensiamo a ciò che ha vissuto uno di questi soggetti, alle deprivazioni affettive subìte, all'istituzionalizzazione nella quale è stato sovente per anni e spesso in orfanotrofi di nazioni povere o poverissime con tutto ciò che ne consegue.

Secondo l'OMS un bambino accumula un ritardo di tre mesi nello sviluppo psico-fisico e cognitivo per ogni anno di istituzionalizzazione.

Un ragazzo adottato più è grande e più avrà problemi: è normale che sia così.

Se, quindi, pensiamo da subito di ricevere a casa un principino saldo e stabile, educato a Oxford, vivremo cocenti delusioni.....

4) Teniamo altresì presente che un bambino o un ragazzo che giunge ad esempio dall'India, già grandicello, può ricevere pure uno shock culturale, climatico, sociale, linguistico, perfino alimentare..... E' come se ci arrivasse in casa da Marte.....

Quindi dobbiamo agire di conseguenza, aiutandolo e comprendendolo pur....

5)... senza abdicare al nostro dovere di educarlo e insegnargli le regole del vivere civile nel nuovo ambiente in cui arriva e vivrà.

Mai essere ipergiustificativi, perdonandogliele tutte perchè... "poverino, ne ha patite tante...": al mondo e al codice civile e penale non importa nulla se nell'inizio della sua vita ha tanto sofferto.

 Quindi.....

6) ....facciamogli vivere un'affettività del tutto normale e se arriva in una famiglia dove già sono presenti dei fratelli figli biologici dei genitori, trattiamolo in tutto e per tutto come gli altri ragazzi;

7) Spesso, nei primi tempi, questi soggetti non abituati a vivere l'affetto di una famiglia normale, ci metteranno alla prova. Non lo fanno ovviamente per "cattiveria", ma perchè vogliono misurare la nostra affettività. Sono bambini e bambine che non hanno mai ricevuto una carezza: abituiamoli per gradi.

Non costringiamoli a volerci ben da subito!

 8) Anche se sono soggetti di pelle bianca, adottati da molto piccoli o neonati (ma capita molto di rado) informiamoli in ogni caso che sono stati adottati e che sono figli importanti perchè sono figli di cuore anche se non di "pancia".....;

9) Non pensiamo di essere stati cattivi genitori se da grande il figlio adottivo sentirà la necessità di scoprire le proprie radici: è un'esigenza naturale.

Poi tornerà da noi e ci amerà di più.

 10) IMPORTANTE: prima di portarlo in Italia andremo da lui per conoscerlo e spesso resteremo con lui anche per qualche mese. Beh, se notiamo comportamenti oggettivamente disturbati o caratterialmente sopra alle righe o addirittura patologici, rinunciamo in quel momento, non dopo.

E' terribile riportare al Tribunale dei Minori un "figlio" che non possiamo gestire a causa delle sue problematicità. Finiremmo di massacrarlo psicologicamente.

 

Ma soprattutto ricordiamo che una volta assestato il rapporto, questi bambini sapranno darci un affetto stupefacente.

 

 

 

 

 

Che cosa c'entrano, LORO, nelle nostre stupide beghe?

 - Dr. Giancarlo PETRI

 - Dr. Giancarlo PETRI

                         
 
 
"Amare non vuol dire impossessarsi di un altro per arricchire se stesso, bensì donarsi ad un altro per arricchirlo....".

                                                                                              (M.Quoist)


"L'amore immaturo dice:" Ti amo perchè ho bisogno di te...".
"L'amore maturo dice: "Ho bisogno di te perchè ti amo...".

                                                                                              (E.Fromm)


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SEPARAZIONE: DECALOGO PER I GENITORI, PRIMA PERO' CERCHIAMO DI INDIVIDUARE QUALI SONO I "CAMPANELLI DI ALLARME" CHE STANNO A SIGNIFICARE L'INSORGENZA DI UNA POSSIBILE CRISI DI COPPIA.
QUESTI, I PRINCIPALI.......

* S'incomincia a pensare prima ed a parlare poi al singolare e non più al plurale;

* Il dialogo fisico s'interrompe. Si fa sempre di meno all'amore, dando la colpa alla stanchezza, allo stress, al fatto che il figlio dorme in mezzo a noi nel lettone (Ma se spesso segretamente siamo felici di ciò, perchè così ci permette di sfuggire alle eventuali richieste del partner!!);

* Viviamo con fastidio il dialogo verbale. Non si parla più. La discussione pacata ed il dialogo spariscono. Spesso, dopo il lavoro, si torna a casa di mala voglia;

* Reputiamo l'altro o l'altra come la causa del nostro disagio e non pensiamo che quando una coppia entra in crisi è come quando abbiamo un incidente automobilistico: il concorso di colpa c'è sempre (in quasi trent'anni di lavoro, MAI, se non in situazioni con soggetti psichiatrici, ho visto da una parte il 100% e dall'altra lo 0%: qualche volta l'80 ed il 20; spesso il 50 e 50 o il 60 ed il 40......).

Se queste situazioni proseguono a lungo e se nessun intervento esterno ottiene risultati, allora si va verso le scelte definitive.
Se non ci sono figli, tutto è semplice.
Se ci sono figli, allora.......


SEPARAZIONE: DECALOGO PER I GENITORI:


(immagino che tutti sappiano che per la Legge italiana sia i figli nati nel matrimonio, che quelli nati fuori dal matrimonio o in una situazione di convivenza, hanno i medesimi diritti).


1) Il rapporto d'amore tra due adulti può terminare; il rapporto tra genitori e figli NO, MAI, in nessun momento, nell'interesse dei bambini;

2) Quando termina un rapporto affettivo, ciò può avvenire con contrapposizioni e conflitti tra i due adulti. Ebbene, in questi i figli NON devono avere alcun ruolo; così come non devono assistere a liti tra i due genitori. UN FIGLIO AMA ENTRAMBI E SOFFRIREBBE ENORMEMENTE NEL VEDERE CIO';

3) Se decidiamo di separarci, comunichiamo subito al figlio che ciò avviene non per sua responsabilità o perchè per noi non è un buon figlio, ma perchè babbo e mamma non si amano più, pur volendosi ancora bene e che in ogni caso il nostro affetto verso di lui è rimasto e rimarrà inalterato;

4) Tra adulti possiamo anche disprezzarci, ma il nostro "odio" verso l'ex partner non deve condurci ad usare il figlio come un'arma per danneggiarlo, tramite pressioni psicologiche sul bambino o sull'adolescente. Lo costringeremmo a prendere una posizione e per lui sarebbe una costrizione violentissima, in grado di causargli danni irreparabili sul piano emotivo e comportamentale, compresa l'insorgenza di un netto livore verso tutti e due i genitori. Non pargliamogli male della madre o del padre. MAI, MAI, MAI. Questo è valido pure per i nonni, che non devono criticare l'ex genero o l'ex nuora.
Inoltre MAI litigare in sua presenza per le spese a lui inerenti. Lo porteremmo a sentirsi un peso;

5) Anche se ovviamente i due genitori non vivono più insieme, devono mantenere nei confronti del figlio i medesimi atteggiamenti educativi. Il bimbo od il ragazzo non deve avere di fronte un genitore troppo severo od uno troppo accondiscendente. Lo confonderemmo. Questo è valido pure per i nonni. A proposito dei nonni, i genitori  devono fare in modo ch'essi non assumano atteggiamenti pietistici nei confronti del nipote perchè... "poverino, è figlio di separati...";

6) I genitori separati devono mantenere momenti di compresenza con il figlio, soprattutto in certe circostanze in cui il "bisogno della famiglia" è più pressante e sentito del solito. Esempi: che durante il periodo natalizio, almeno in un'occasione si possa pranzare insieme. Ed ancora: che normalmente, almeno una volta al mese, si possa consumare una pizza insieme; che nei momenti importanti nella vita del bambino o del ragazzo o del giovane (prima comunione, cresima, saggi scolastici o artistici, gare sportive e poi, andando avanti..... la festa per l'ottenutà maturità liceale, o per la laurea o per il matrimonio....) si sia insieme. Non deve importarci se per mezza giornata o per qualche ora dovremo vincere il  fastidio derivante dallo stare vicino all'uomo od alla donna che ci ha fatto soffrire. Pensiamo che è un regalo che facciamo a nostro figlio;

7) Se il genitore separato o divorziato incontra affettivamente un altro partner, deve seguire queste modalità:
* Non presentarlo troppo presto al figlio, dopo la separazione dal coniuge. Frequentiamo pure il nuovo compagno, ma attendiamo a mostrarlo ed a presentarlo per ciò che è (diamo tempo al ragazzo di "digerire" - elaborare il lutto - almeno parzialmente l'idea che i propri genitori non stanno e non staranno più insieme. NON GETTIAMOGLI ADDOSSO UN ALTRO TRAUMA MENTRE STA FATICOSAMENTE RIPRENDENDOSI DAL PRIMO!);
* Non attuiamo troppo presto, quindi, una convivenza con il nuovo compagno e nello stesso tempo....
* ..... precisiamo immediatamente che il nostro nuovo compagno/compagna non prenderà il posto affettivo della mamma o del papà. Sarà "semplicemente" un'altra persona che gli vorrà tanto bene;
* Non concepiamo un fratelllino, con il nuovo compagno/compagna, prima che il bambino od il ragazzo non abbia almeno in parte smaltito il trauma della separazione, o si sentirà definitivamente escluso dalla vita del padre o della madre;
* Con il nuovo partner, soprattutto se il figlio è nella preadolescenza o nell'adolescenza, cerchiamo di non avere troppo frequenti e troppo evidenti affettuosità di fronte a lui, così come dobbiamo evitare di farci udire quando siamo in intimità sessuale. Se pensiamo che spesso ad un ragazzino e ad una ragazzina dà fastidio udire il papà e la mamma fare l'amore, figuriamoci quanto sarebbe dirompente ascoltare il papà o la mamma farlo con altri!
* Se il nuovo partner ha dei figli nati nella precedente relazione, pure l'incontro tra le due proli deve essere graduale. Non costringiamoli sin da subito a "fare i fratelli", non mettiamoli anche in questo caso di fronte al fatto compiuto. Rispettiamo i loro tempi e se all'inizio "si stanno antipatici", non sgridiamoli più di tanto. Teniamo presente che devono stare con persone scelte da noi e non da loro. Capito?
* Se di fronte ad un nuovo compagno o compagna il bambino dovesse mettere in atto evidenti ed eccessivi atteggiamenti contrappositivi e di rifiuto, cerchiamo di farlo ragionare impostando il discorso sul versante dei sentimenti riscoperti e rassicurandolo che la nostra affettività verso di lui non verrà mai meno. Se nonostante ciò il bambino dovesse persistere, è auspicabile l'intervento immediato di uno psicologo.
IMPORTANTE: non poniamo di fronte al ragazzo un frequente "movimento" di nuovi nostri partner, soprattutto se con convivenza, perchè lo confonderemmo affettivamente. Prima di presentargli una nuova figura dobbiamo essere ragionevolmente sicuri che non si tratta di una relazione superficiale e passeggera, altrimenti viviamola pure, ma senza coinvolgere il figlio;

8) Cerchiamo, quando siamo con lui/lei, di mostrarci sempre abbastanza sereni. Non diamogli l'idea che stiamo con lui per dovere. Inoltre, se gli promettiamo che lo incontreremo, cerchiamo di rispettare l'impegno ad ogni costo.


9) Presi dal senso di colpa per avergli creato il dolore della separazione, spesso possiamo essere portati a coprirlo di eccessive attenzioni materiali, dandogli o comprandogli tutto ciò che desidera. E' UN ERRORE! Diamogli tanto affetto e che i regali siano quelli normali. Di ciò rendiamo edotti pure i nonni....

10) Ricordiamo infine di essere sempre disponibili all'ascolto ed al confronto.


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"L'amore e il sesso stanno bene insieme e va bene anche il sesso senza amore e l'amore senza sesso...
Sono l'amore e il sesso individuali, che vanno male!".

(A. Warhol, artista)


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"Si è veramente guariti da una donna solo quando non si è neppure curiosi di sapere con chi ci dimentica...".

(P. Bourget, scrittore)


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PUBERTA', ADOLESCENZA, SESSUALITA'. UN DECALOGO INFORMATIVO...

1) L'adolescenza inizia con la pubertà, cioè con il completamento dello sviluppo sessuale come capacità riproduttive e dura fino al completo sviluppo fisico. Quando questo termina, inizia l'età adulta;

2) Negli ultimi anni il momento dello sviluppo si è molto abbassato. 100 anni fa le ragazze sviluppavano intorno ai 17 anni; oggi ciò avviene intorno agli 11/12. ABBIAMO QUINDI BAMBINE NEL CORPO DI UNA DONNA, con tutto ciò che ne consegue sul piano psicologico, emotivo e comportamentale. I genitori MAI devono scordare una consapevolezza simile: posso avere di fronte una magnifica ragazza che sembra di 20 anni, ma che ne ha 14 e quindi il suo cervello ragiona da quattordicenne. Rammentiamolo, o diventeremo presto nonni...

3) Se il momento della pubertà si anticipa, il tempo della maturità caratteriale e economica (dovuto anche alla diffusione degli studi universitari) invece si allunga. Ne consegue che mentre l'adolescenza fisiologica dura mediamente 6 o 7 anni, quello dell'"adolescenza mentale" inteso come dipendenza dai genitori può durare anche 15 o 16 anni;

4) In questo periodo, l'adolescente entra in contatto col mondo con addosso una nuova consapevolezza (la capacità sessuale, bene appresa o superficiale e confusa) inoltre passa dal controllo familiare a quello sociale. E' auspicabile che sia caratterialmente sufficientemente SOLIDO per vivere bene o senza grandi problemi in un ambiente così competitivo e comparativo.
Ecco perchè si consigliano i genitori dei bimbi che frequentano la scuola primaria e che mostrano difficoltà comportamentali soprattutto nella timidezza e nelle capacità socializzanti, di agire affinchè queste difficoltà siano almeno alleggerite prima dell'adolescenza;

5) Nella fase iniziale dell'adolescenza - ma anche prima: pensiamo all'importanza che ha la preparazione psico-emotiva delle bimbe per affrontare e gestire comparsa del primo menarca... - dobbiamo trasmettere ai ragazzi e alle ragazze le giuste informazioni sull'anatomia degli organi sessuali, sulla fisiologia del rapporto sessuale, sulla contraccezione e SULLE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMETTIBILI;

6) I genitori possono e devono informare, ma visto che i giovani preferiscono ottenere altrove le loro informazioni, ecco in pieno l'importanza dell'azione della scuola.
SE SI PENSA CHE GIA' ABBIANO AVUTO RAPPORTI, DOBBIAMO CONDURLI DAL MEDICO SPECIALISTA - SOPRATTUTTO LE RAGAZZE DAL GINECOLOGO - PER AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI DEL CASO.
La ragazza si vergogna a recarvicisi con la madre? Va bene una sorella maggiore, una zia, un'amica grande.
PERCHE' SI CONSIGLIA UNA VISITA SPECIALISTICA - ANDROLOGO - ANCHE PER I MASCHIETTI? Perchè dopo la fine di quell'enorme screening di massa rappresentato dalla visita medica per il servizio militare, oggi esiste il nulla nell'ambito preventivo per i giovani uomini. Se non ci pensa più lo Stato, è compito della famiglia farlo ed eviteremo molti guai ad iniziare dall'infertilità e dall'impotenza.
Per venire a guai molto più leggeri: non è accettabile una diagnosi di un'efimosi a un ragazzo a 15 o 16 anni!!

7) DESIDERIO SESSUALE: LA PULSIONE NON E' EGUALE PER I MASCHI E PER LE FEMMINE: l'impulso sessuale si manifesta in modo diverso. Nei maschi le esigenze biologiche sono specifiche e volte ad uno scarico nell'orgasmo. Nelle femmine il desiderio sessuale è meno specifico: è come una sensazione diffusa, pervasa di emozioni;
Quindi...

8)... Gli impulsi sessuali sono generalmente legati a sentimenti d'amore per le ragazze e invece ne possono essere del tutto separati per i ragazzi.
Entrambi inoltre vivono la fase masturbatoria, che raggiunge una diffusione quasi del 100% tra i maschi e intorno al 70% tra le femmine.
SI TRATTA DI UNA NORMALE ATTIVITA'. Quindi da parte dei genitori non deve manifestarsi  critica o, peggio, "terrorismo psicologico"... Questo ovviamente se l'attività non diviene parossistica, soprattutto nei maschi;

9) Quando si parla di rapporto sessuale, cerchiamo di unire sempre, nella nostra spiegazione, l'AFFETTIVITA' alla SESSUALITA'. Cerchiamo di far comprendere l'enorme importanza, anche simbolica, del donarsi all'altro;

10) Facciamo loro comprendere che possono tranquillamente rivolgersi a noi, se bisognosi di aiuto. I ragazzi che temono i genitori, possono mille volte peggiorare una situazione già brutta.



 

ALTRI CONSIGLI AI GENITORI PER IL PERIODO COMPRESO DA 0 A 6 ANNI (e oltre...)

ALTRI CONSIGLI AI GENITORI PER IL PERIODO COMPRESO DA 0 A 6 ANNI (e oltre...) - Dr. Giancarlo PETRI

* DORMIRE NEL LETTONE O NO? DECALOGO....

* BIMBI A TAVOLA. ALCUNE REGOLE....

* COME FARE CON UN BIMBO FORTEMENTE TIMIDO? ALCUNE INDICAZIONI

  

DORMIRE NEL LETTONE

  

Considerazione "storica": il fenomeno sta crescendo ed è in costante aumento poichè vi sono tanti figli unici e molte separazioni (se siamo soli, può essere naturale dire al bimbo di venire a dormire con noi. No. Le regole che illustreremo sotto vanno seguite sempre e comunque).

Il 35% dei bimbi a un anno dorme con i genitori;

Il 25% a 2 anni;

il 17% a 6 anni.

Ma insomma, dormire nel lettone o no?

La prima informazione è semplice e lapidaria: NO.

NON DEVONO DORMIRE CON NOI. Questo perchè non favorisce la loro crescita caratteriale, perchè non consente privacy ai genitori, può creare seri guai se dovessimo avere un'urgenza importante e il bimbo deve restare con estranei.

  

Il decalogo....

  

1) Si opta per il lettino e la cameretta? Bene: niente eccezioni;

2) Ogni sera costruire un rituale da rispettare, ripetere sempre le medesime azioni con calma, con atteggiamento rassicurante. Andiamo a fare qualcosa di piacevole;

3) Facciamo scegliere al bimbo un "pupazzo da notte" e poi invitiamolo a lasciarlo lì nel lettino, ove attenderà il suo padroncino per tutto il giorno;

4) Nun chiudiamo la porta della cameretta: teniamolo accostata;

5) Dopo che il bimbo si è assopito, non teniamo alto il volume dellaTv e non facciamo troppo baccano se abbiamo amici perchè il figlio potrebbe essere indotto a credere che mentre è a letto si svolgono in casa attività divertenti dalle quali è escluso;

6) In caso di di rifiuto nettissimo e di grandi resistenze nell'accettare il lettino, diciamogli che il suo letto è magico e che ogni volta che lui ci dorme lo ricompenserà al mattino con un regalino (regaLINO, eh?);

7) Ospitare il bimbo nel lettone SOLO al mattino. Tassativo!

8) Non parlare mai del lettino come di un'eventuale punizione (se stai cattivo, subito a letto!!) perchè appunto lo vivrebbe come situazione negativa;

9)In caso di risvegli notturni raggiungere il bambino nella sua cameretta senza prenderlo in braccio e senza permettergli di venire nel lettone. Limitiamoci ad accarezzarlo e a baciarlo, lasciandolo sdraiato;

10)NON accogliere il bimbo nel lettone quando è ammalato perchè rafforzerebbe in lui la convinzione che il lettone è un premio e il lettino è una punizione.

  

OK?

  

  

E A TAVOLA?

(Regole per i bambini.... e per i genitori....)

  

1) Ci si siede a tavola con le mani ben lavate,

(spiegazione: per non prendere le malattie derivanti dalla sporcizia, anche da quella che non si vede).

2) Si sta seduti composti e non ci si alza senza motivo e senza chiedere il permesso;

(spiegazione: babbo e mamma non si alzano senza motivi e neppure stanno a sedere tutti storti).

3) Si assaggia tutto, almeno TRE bocconi;

(spiegazione: uno boccone lo si può inghiottire senza assaporarlo, tre no. E inoltre  come si fa a sapere quello che ci piace e quello che non ci piace?).

4) Si mangia quello che c'è nel piatto;

 (spiegazione: a tutti può non piacere qualcosa, è normale. Perchè non scrivere le quattro o cinque cose che non sopportiamo? Ma tutto il resto va assaggiato e mangiato).

5) Si prende solo quello che sappiamo mangeremo;

(spiegazione: il cibo non va sprecato).

6) Si usano le posate, non le mani;

(spiegazione: non siamo dei maleducati e non dobbiamo sporcharci tutti).

7) A tavola si parla uno alla volta: non si urla, non si canta;

(spiegazione: perchè se no come si fa a capirsi?).

8) NON SI PORTANO I GIOCHI A TAVOLA;

(spiegazione: adesso è il momento di mangiare, non di giocare!).

9) Si mastica a bocca chiusa;

(spiegazione: non è bello vedere il cibo semimasticato dentro alla bocca...).

10) Quando si dice che è pronto il pasto, dobbiamo andare verso la tavola;

(spiegazione: sarebbe bello se ognuno mangiasse quando ha voglia? Saremmo FAMIGLIA?).

....e per noi genitori?

* Si deve mangiare con i figli;

* Dobbiamo dare orari e mantenerli;

* MAI concedere merende troppo abbondanti, nel pomeriggio, o troppo vicine alla cena;

* Spengere la Tv;

* NON SI IMBOCCA IL FIGLIO. Appena è in grado di farlo (entro i 24 mesi) è bene che impari a cavarsela da solo prima con il cucchiaio e poi con la forchetta);

* Sono i genitori che decidono il menù, non i figli;

* Mai proporre cibi diversi da quelli in tavola (Lo vuoi questo? Allora preferisci quest'altro? NO);

* Sono i grandi che fanno le porzioni. 

  

LA TIMIDEZZA NEI BAMBINI.....

  

Non prendiamo come leggero questo problema, perchè può influenzare non solo il loro processo di crescita, ma anche la loro vita adulta.

La timidezza può assumere vari aspetti e varie intensità.

Le indicazioni che daremo qui sotto si riferiscono a una timidezza d'intensità medio-bassa. Se invece raggiunge livelli parossistici e resta costante nel tempo - quindi non viene ridimensionata dalla crescita e dalla percezione di sè - allora può rappresentare un problema davvero importante, spesso non solo.

  

1) Siamo certi che sia davvero timido? Siamo certi che non sia una fase derivante da altro?

2) Se davvero pensiamo alla timidezza, cerchiamo di comprendere la fonte del disagio del bimbo affinchè si possa trovare la strategia migliore per ridimensionare o eliminare il problema;

3) Na defininte timido il bimbo in sua presenza. Non mettiamogli addosso un'etichetta, o peggioreremo la situazione;

4) Per aiutarlo a vincere la timidezza, non confrontate vostro figlio con gli altri bambini facendo paragoni negativi e non consentite a nessuno di ferirlo in questo senso;

5) Ascoltatelo. Prendete in considerazione le sue idee e le sue proposte. Lo farete sentire importante e apprezzato!

6) Incitatelo a seguire le attività - di tutti i tipi - nelle quali dimostra maggior talento. Molte volte, con l'aiuto dello sport o di hobby, i bambini riescono a vincere la loro timidezza senza neppure accorgersene;

7) ....ecco quindi che è opportuno cercare attività e momenti che possano metterli in contatto con altri bambini. Evitate invece le attività che lo isolano dall'esterno e dalla vita sociale;

8) E' altresì evidente che non dobbiamo costringerlo a svolgere attività per lui del tutto insopportabili perchè sgradite;

9) Non percepiamo il bambino timido come malato


 

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........il sunto.......


 PER I GENITORI: CONSIGLI IMPORTANTI DA CERCARE DI ATTUARE (nell'interesse dei figli e, in prospettiva, nel proprio interesse...)


1) ALLATTAMENTO AL SENO, BIBERON, CIUCCIO: sì all'allattamento al seno, al più lungo possibile, evitando però le esagerazioni proposte da taluni pediatri. Per intenderci: non va bene il bimbo di tre o quattro anni che quando gli piglia lo schiribizzo va dalla mamma e le chiede il seno. No, questo non va bene. La durata dell'epoca dell'allattamento dovrebbe essere di 6/8 mesi, con un'alimentazione mista dai 3/4.
L'allattamento al seno dai tempi "normali" invece è una vera e propria manna del cielo, perchè tutela il bimbo sia sul piano fisiologico che su quello emotivo e psicologico.
Pure gli orari dell'allattamento dovrebbero essere fissi e chiari. I "pediatri selvaggi" (allattare quando vuole il bimbo....) che soprattutto fino a qualche anno fa andavano per la maggiore, sono stati i primi ad incasinare coloro che adesso sono i nostri giovani uomini incapaci di riconoscere ed accettare le regole.
Il ciuccio: normalmente se ne disfanno da loro. Non facciamo loro percepire le nostre frustrazioni od i nostri timori.
OGNI BAMBINO HA I PROPRI TEMPI.
Invece, con lo svezzamento deve sparire gradualmente, ma in fretta, pure il biberon.
Conosco bambini di 6 o 7 anni che prima di recarsi a scuola, fanno la prima colazione col biberon, spesso con la tettarella inserita in una bottiglia stile quelle che contengono l'acqua minerale.
Ma siamo matti?
Capisco il voler far lavorare gli psicologi, ma questo è davvero eccessivo!!
La mattina la colazione la facciamo con il caffellatte nella tazza!

 

 INIZIA LA SCUOLA PRIMARIA: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI......

 

Una premessa: quando abbiamo un figlio o dei figli notiamo subito che la nostra vita inizia a srotolarsi seguendo gli avvenimenti "spartiacque" che interessano l'esistenza del figlio medesimo (nascita, battesimo, inizio del Nido o della scuola per l'Infanzia, l'ingresso nella scuola primaria, gli avvenimenti religiosi, il passaggio alla scuola secondaria inferiore e superiore e via via.... fino alla maturità, all'eventuale laurea.... e ancora avanti....).

Beh, tra tutti questi avvenimenti il più importante in assoluto, inerentemente ai primi anni di vita di un soggetto, è l'ingresso nella scuola primaria.

 

Perchè è così importante? Perchè, rispetto ad esempio alla scuola per l'infanzia, non solo egli socializza e viene educato, ma deve appropiarsi degli strumenti didattico-culturali che poi gli consentiranno il proseguo della propria vita scolastica.

Inoltre dovrà imparare non solo a conoscere, ma anche a saper rispettare le regole della vita comunitaria e del lavoro tutti insieme.

Ad esempio: se facciamo un compitino, dobbiamo stare seduti, se la maestra ci spiega qualcosa dobbiamo stare buoni e attenti.....

Un impegno grosso, quindi e oltretutto la scuola primaria sarà quella che darà al bambino l'imprinting che lo condizionerà, in positivo o in negativo, per tutto il proseguo della sua vita a scuola....

Molti ragazzi hjanno maturato la loro avversione alla scuola proprio a causa delle esperienze vissute alle elementari.

 

Una domanda che mi fanno molti: primina sì o no?

Certamente no.

Sono contrario all'ingresso nella prima classe un anno prima.

Facciamogli godere la propria infanzia finchè si può. Datemi retta.

 

Detto questo, veniamo ad alcuni consigli che illustro per punti al fine di essere più sintetici e chiari:

 

1)  L'ingresso nella scuola dei "bambini grandi" è un avvenimento importante e come tale deve essere vissuto da tutta la famiglia, ma con gioia, spensierata voglia di raggiungerlo, consapevolezza di ciò che comporta.

E quindi.....

2)....noi adulti dobbiamo essere sereni e tranquilli, mostrando al bimbo o alla bimba gli aspetti positivi della vita che inizieranno a svolgere di lì a poco;

3) Instauriamo subito un buon rapporto che i docenti, tranquillo e sincero. Come dico sempre, remiamo tutti sulla medesima barca quindi famiglia e scuola devono assolutamente collaborare . Se c'è conflitto o avversione sarà davvero una tragedia e per primo per chi, se non per il bambino?

Quindi....

4).... una insegnante che "rompe" è una insegnante che fa bene il proprio lavoro. Dobbiamo preoccuparci se è assente, indifferente e menefreghista;

5) Ogni bimbo è una realtà psicologica, intellettiva e caratteriale diversa da tutte le altre  quindi MAI fare confronti tra il suo rendimento e la sua velocità di apprendimento e quelli di un fratello, di un cugino o degli amichetti.

Ognuno procede con la propria velocità.

Quindi....

6)....MAI MAI MAI dirgli "Vedi gli altri come sono più bravi di te?".Lo uccideremmo emotivamente e nell'ambito della propria autostima!

7) Diamogli subito delle regole per fare i compiti: a) rientro a casa, b) pranzo o merenda, c) 15/30 minuti per "riprendersi" un poco, d) SUBITO I COMPITI, e) gioco, passatempi, sport.....

Se invece le azioni sono invertite - prima il gioco e poi i compiti - egli non ne godrà appieno perchè mentre gioca penserà che dopo lo attende quell'impegno sgradito;

8) NON VUOLE FARLI? Ok. Mettiamoci d'accordo con l'insegnante e per un paio di volte mandiamolo a scuola senza averli fatti, con la conseguente sgridata della maestra. Sarà una buona lezione 9 volte su dieci. Se abbiamo tra le mani un giovanottino che invece appartiene a quell'1 su dieci, allora si consiglia una valutazione specialistica...

9) Genitori, non fatevi condizionare dalla frenesia del bel voto!!!!  Al bimbo dobbiamo chiedere l'IMPEGNO. Se s'impegna e putacaso non giunge un bel voto, non importa, arriverà.

Se invece non s'impegne, allora va sgridato....

10) Volete un figlio o una figlia che tranquillamente affronta la propria quotidianeità? Allora facciamoli vivere in un ambiente tranquillo!!!!

 Un soggetto che vive in una casa densa di conflitti, liti, tensioni sarà un soggetto confuso, nervoso, emotivamente scosso, con tutto ciò che questo comporta ANCHE per la sua vita scolastica.

11) Se l'insegnante vi segnale presunte difficoltà funzionali o caratteriali o sensoriali del bimbo o della bimba, non lo fa per gusto sadico, ma perchè è una brava professionista. Quindi datele retta e fate gli accertamenti del caso.

Prima s'interviene e meglio è!

12) E i tempi? Che tempi devono avere le acquisizioni?

Un bimbo normalmente dotato conquista almeno sufficientemente le lettura e la scrittura entro il mese di Dicembre della prima classe; un bimbo non brillantissimo, entro la fine della prima classe; un bimbo non particolarmente brillante entro il mese di Dicembre della seconda classe.

Oltre, si richiede una valutazione specialistica.

 

INIZIA LA SCUOLA SECONDARIA INFERIORE: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI:

 

Una premessa fondamentale: inizia questa scuola insieme all'esplosione dell'adolescenza, periodo da sempre critico per ogni soggetto e particolarmente in questa nostra epoca.....

Essere adolescenti significa essere confusi, ciclotimici nell'umore, ombrosi....

A maggior ragione, quindi, sia la funzione del genitore che quella del docente sono delicatissime.

 Inoltre - e mi spiace dirlo - c'è una differenza abissale tra le metodologie e gli atteggiamenti adulti che si tengono nella scuola primaria e quelli che i ragazzi e le ragazze incontrano nella scuola secondaria inferiore.

Il docente della scuola secondaria inferiore si sente più vicino a quello della secondaria superiore che non ai maestri e questo talvolta può creare traumi e scompensi negli alunni che vivono con disagio il passaggio dall'insegnante/mamma all'insegnante/sergente o comunque umanamente più distante....

Non è una critica che faccio a nessuno, eh?

Dico solo che ci dovrebbe essere una maggiore omogeneità di atteggiamenti tra i vari ordini di scuole.....

 

Veniamo ai nostri punti.....

 

1) Inizio subito da questo, ripetendo quanto espresso poco fa per il settore primario: TRANQUILLITA' 
 

In casa diamo tranquillità ai nostri figli, se vogliamo che a scuola lavorino serenamente.

Inoltre.....

2)..... se vogliamo che si comportino bene, anche il nostro comportamento genitoriale deve essere buono.

Non è evidente? Beh, per qualcuno, no;

3) Dopo i cinque anni di scuola primaria ormai abbiamo imparato a conoscere le attitudini e le capacità di nostro figlio o di nostra figlia, quindi chiediamogli ciò che CI PUO' DARE E NON CIO' CHE VORREMMO CI DIA.

Capito quello che intendo? Forse all'esterno non lo ammetteremmo neppure sotto tortura, ma sappiamo bene se il nostro figlio è brillante o no sul piano intellettivo. Ecco: le nostre richieste devono essere conseguenti alle sue capacità.

E quindi.....

4)......questo è valido pure per i docenti....

 5) Abituiamoli all'autonomia operativa. Devono studiare da soli, con il nostro aiuto in casi eccezionali. Questo è valido pure per le ripetizioni private;

6) Per i compiti, inoltre, è valido quanto detto per la scuola primaria;

7) Amici "barlacci".... evitiamo che li frequentino, perchè potrebbero essere condizionati dal loro cattivo esempio. Naturalmente non possiamo toglierli da un gruppo per poi farli stare soli a casa. No, il vecchio va sostituito da uno nuovo e migliore;

8) METTIAMOLI DI FRONTE ALLA BELLEZZA DELLA CULTURA..... Che cosa vuol dire? Ogni tanto portiamoli con noi a visitare una mostra, un museo, un piacevole spettacolo teatrale.... Riempiremo la loro vita donandogli la scoperta di centri d'interesse che oltretutto saranno utili anche per la scelta della scuola successiva;

 9) Anche qui, se i docenti ci segnalano presunte criticità del ragazzo, non adomb riamoci, bensì interveniamo.

10) E la scelta della scuola successiva?

Amici, non massacriamo i nostri figli mettendoli di fronte a prove insormontabili. Ho già detto prima che ormai, in terza media, sappiamo bene quali sono le potenzialità del nostro adorato cucciolone quindi è inutile mandare un ragazzo non brillante in un liceo.... scegliamo qualcosa di più facile.... anche perchè è fondamentale raggiungere UN qualche diploma di maturità...

Io sono stufo di lavorare con ragazzi e ragazze portatori di accentuate e eclatanti fobie scolastiche!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autismo, insieme a talune altre patologie psichiatriche e genetiche, è una delle malattie più gravi che possono manifestarsi nell'età evolutiva.

Essa si manifesta di solito intorno ai tre/quattro anni, colpisce prevalentemente i maschietti (in una proporzione di 7 a 3 con le bimbe), può avere vari livelli di gravità e quelli medio-bassi possono essere risolti anche completamente.

Come in tutte le altre problematiche patologiche - psicosi, ADHD, DSA, ecc. ecc. - la diagnosi precoce è fondamentale, così come è fondamentale la terapia precoce in un intervento concentrico e univoco specialisti-famiglia-scuola-extrascuola.

 - Dr. Giancarlo PETRI
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