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CONSIDERAZIONI DEL MESE

CONSIDERAZIONI DEL MESE E SPIGOLATURE VARIE.....

 

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CONSIDERAZIONI DEL MESE - CONSIGLI VARI PER I GENITORI E PER LA COPPIA....

 

  

 In questa pagina inserisco due tipi d'intervento: quello tradizionale, su di un argomento che reputo interessante o che mi viene richiesto o proposto da amici, una volta al mese - verso il 15 o giù di lì... - ; e le "considerazioni" (Considerazioni "in itinere") su fatti o argomenti di rilevante e significativa importanza che possono accadere via via e che credo siano meritevoli di meditazione.

  

L'ORGANIZZAZIONE GLOBALE DI QUESTA PAGINA:

 

1) CONSIDERAZIONI DEL MESE;

2) CONSIDERAZIONI "IN ITINERE"....

e successivamente....

3) ADOZIONI: UN'AZIONE MERITORIA CHE DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE CONSAPEVOLE;

4) SEPARAZIONE, COME AFFRONTARLA. DECALOGO PER I GENITORI;

5) PUBERTA', ADOLESCENZA, SESSUALITA': UN DECALOGO INFORMATIVO;

6) CONSIGLI SU VARI CONTENUTI DI TIPO EDUCATIVO, AFFETTIVO, PSICOLOGICO;

7) DORMIRE NEL LETTONE O NO?;

8) BIMBI A TAVOLA, ALCUNE REGOLE;

9) COME AGIRE CON IL BAMBINO TIMIDO;

10) INIZIA LA SCUOLA PRIMARIA: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI; 

11) INIZIA LA SCUOLA SECONDARIA INFERIORE: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI;

12) AUTISMO, TABELLA DEI SINTOMI.

  

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RICORDO CHE L'ELENCO DEI GIORNI E GLI ORARI DURANTE I QUALI IO SONO PRESENTE NELLE VARIE LOCALITA' E NELLE VARIE STRUTTURE CON CUI COLLABORO SONO RIPORTATI NELLA PAGINA "PROSSIMI INTERVENTI".

 

NUMERI DI TELEFONO:

* Cell. 338 2129983;

* Studio Firenze 055 331793;

* Studio Poggibonsi 0577 982656;

* Fax 055 331793;

* E mail petridot@libero.it

 

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CONSIDERAZIONE DI META' LUGLIO

 

LA VALUTAZIONE SCOLASTICA NELLA SCUOLA SUPERIORE

 

Credo che vari decenni di permanenza nella istituzione scolastica prima come docente, e poi via via come genitore impegnato a tutti i livelli negli organi collegiali, come sindacalista e, importante, poi per un trentennio come psicologo scolastico, mi concedano un briciolo di esperienza per parlare di questo argomento.

 

Intanto, perché ho precisato "nella scuola superiore"?

Perché è in questo tipo di scuola che sovente - non essendo più, nel triennio, istruzione obbligatoria - molti docenti attuano una valutazione dei risultati e del rendimento degli alunni che si basa solo sulla trita osservazione aritmetica, senza pensare ad altro o dando l'idea di non pensare (e di non valutare) ad altro.

Accludo una tabella, lasciatami da studenti e studentesse del liceo e confermatami da un dirigente scolastico mio caro amico. Le fonti sono queste.

 Non ridete....

5+ = 5,25

5  e mezzo = 5,50

5- = 4,75

5-- = 4,60

ed ancora...

6+ = 6,25

6 e mezzo = 6,50

6- = 5,75

6-- = 5,60

e così via....

Ci sono docenti, anche bravissimi, che insomma decidono i voti finali e di metà percorso usando la calcolatrice e conducendo i propri alunni a maturare una forma mentis paranoicamente collegata al voto e non all'apprendimento.

Lo studente non viene gratificato dall'aver appreso un argomento, ma dal voto che ha ottenuto nell'interrogazione o nel compito relativo.

Ed inoltre, si matura la convinzione per la quale la validità di uno studente la si misura dalla media aritmetica dei voti ottenuti e non dagli apprendimenti e da come ha vissuto la propria vita scolastica.

E' terribile, tutto ciò.

E' vero che si devono osservare i voti che il ragazzo o la ragazza ottengono nelle interrogazioni e nelle prove scritte, ma è altrettanto vero che soprattutto si devono valutare....

 

1) Le potenzialità di base del ragazzo (c'è chi il "6" lo ottiene senza sforzo e c'è chi deve impegnarsi allo spasimo, per ottenerlo);

2) Le predisposizioni di base del ragazzo (se io professore attento e umano, mi rendo conto che per l'alunno "x" la matematica, ad esempio, è come se fosse sanscrito dialettale stretto, devo prendere e sì pretendere ciò che può darmi, niente di più);

3) L'impegno dell'alunno (un "6" ottenuto con impegno e serietà, è diverso rispetto al medesimo voto ottenuto da uno che invece non s'impegna. Anzi, il primo "6" può anche diventare un "7".....);

4) Il comportamento dell'alunno (hai rotto le scatole per tutto l'anno scolastico oltre ogni limite della decenza? E' ovvio che questo si rifletterà pure sulla votazione finale).

 

DOPO aver valutato i quattro punti suddetti, si aggiunge pure il conteggio numerico, per avere il valore finale.

Aggiungo che i voti ottenuti andrebbero spiegati e illustrati, agli alunni e ai loro genitori, seguendo proprio la tabella suddetta, cercando di far comprendere a entrambe le componenti che i giudizi sono stati erogati dopo un'attenta e globale valutazione.

Globale valutazione, vi prego.

Il docente che si limita solo all'uso della calcolatrice è un pessimo docente.

 

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CONSIDERAZIONE DI META' GIUGNO

 

COMPITI SI O NO, DURANTE LE VACANZE ESTIVE?

 

Come ogni anno di questi tempi sono, siamo oberati di richieste da parte di genitori in relazione ai compiti che gli insegnanti assegnano Beai bambini ed ai ragazzi durante il periodo estivo.

I genitori sono divisi in due componenti fieramente contrapposte: chi è per il sì e chi invece proponde per il no. C'è chi dice che gli studenti devono fare qualcosa per non scordare quanto appreso durante l'anno e c'è chi afferma che se le vacanze sono le "ferie" dei ragazzi, allora non dobbiamo scocciarli con i compiti.

 

Poi esiste la posizione intermedia, quella di cui fa parte anche il sottoscritto.

Che cosa significa posizione intermedia, vi chiederete.

Prendiamola un pò alla lontana.

In tutte le questioni, come si suol dire il giusto la sconta per l'ingiusto.

Oggi come ieri, solo che ieri i genitori tacevano, ci sono sempre stati dei docenti che letteralmente devastano di compiti gli alunni.

Che assegnano, ognuno per proprio conto, senza neanche accordare i suoni con gli altri colleghi, una grande quantità di studio e di esercizi; che obbligano a studiare; che assegnano libri da leggere al mare che, come ho già scritto in un'altra occasione, se non sei depresso ti ci fanno diventare.

Beh, è un errore. E' un errore gravissimo.

E' un errore gravissimo perché tortura i ragazzi e le loro famiglie e in tutte e due queste componenti provoca l'insorgenza (o il potenziamento) dell'idiosincrasia verso la scuola.

 

Compiti no, quindi?

Compiti sì, invece, ma nella giusta quantità.

Compiti sì perché il periodo estivo troppo spesso per non dire sempre, fa come può fare una spugna malefica che transita avanti e indietro sulla memoria dei nostri pargoli: fa dimenticare gli apprendimenti, soprattutto quelli "attaccati lì" alla bene e meglio.

Quindi è necessaria una seppur piccola "terapia di mantenimento" in grado di non far causare troppi danni ai tre mesi di vacanze estive.

Compiti sì, ma pochi e in questi deve emergere la lettura di libri scelti dai ragazzi.

Chiedo agli insegnanti di assumere questo atteggiamento, nell'interesse della riuscita del loro stesso lavoro.

 

E i genitori, in estate?

Hanno dei "compiti" pure loro.

Quali? Durante questo periodo, per favore, non limitatevi a far stare il bimbo o il ragazzo sulla spiaggia. Fategli conoscere il BELLO che ci circonda. Portateli a vedere dei musei interessanti e coinvolgenti. Fateli parlare. Confrontatevi con loro.

E mi raccomando: anche in questo periodo contingentate gli ordigni elettronici.

L'estate significa nuotare, passeggiare, scherzare, giocare. Non proseguire con la droga.

 

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CONSIDERAZIONE DI META' MAGGIO

 

TRA SCUOLA E FAMIGLIA: COMPLEMENTARIETA' E COLLABORAZIONE

 

Ieri ho avuto occasione di tenere una conferenza su Maria Montessori, a Siena, in una scuola per l'infanzia che appunto segue le metodologie e gli indirizzi della grande psichiatra e pedagogista.

Ho illustrato i punti salienti della pedagogia montessoriana, ho illustrato come si lavora in una scuola di questo tipo e poi mi sono soffermato su di un aspetto che tocco sempre ogniqualvolta  parlo con dei genitori, indipendentemente dal tipo di istituzione scolastica che frequentano i loro figli.

Tale aspetto è, appunto, quello che risiede nella complementarietà e nella collaborazione.

Che cosa significano questi due termini?

Complementarietà significa completarsi a vicenda, portando avanti il medesimo progetto educativo, pur tenendo presente le differenze che sussistono tra l'ambiente scuola e l'ambiente casa.

Collaborazione significa agire insieme, in un rapporto consultivo, di scambio, di vicinanza pur nella consapevolezza dei ruoli rispettivi.

 

Alcuni esempi: è inutile che a scuola si abituino i ragazzini a portare i piatti in tavola, se non si fa altrettanto a casa.

E' inutile che a scuola gli si insegni l'importanza e il ruolo di una comunità attiva se poi a cena, a casa, il papà osserva il Tg, la mamma chiacchera e i fratelli giocano con lo smartphone tra un boccone e l'altro. Siamo comunità o un gruppo d'indifferenti?

E' inutile che a scuola si insegni agli scolari a non parlare male degli altri, a non essere comparativi e competitivi, se poi a casa il bimbo o la bimba vive a fianco di genitori fortemente competitivi e comparativi.

E' inutile che a scuola s'insegni il rispetto nei gruppo dei simili, il non gridare, la non aggressività verbale e fisica, l'importanza del confronto per chiarire le situazioni se poi a casa il ragazzino vive in un ambiente conflittuale, teso, nervoso.

Oltretutto si crea una estrema confusione interiore nel minore.

Egli, infatti, sente darsi delle indicazioni mentre è in classe o in sezione, ma dopo, a casa, se ne vede proporre altre, indirettamente o indirettamente. Indicazioni che sovente sono in antitesi con quelle che gli presentano a scuola.

Chi ha ragione? La maestra o i miei genitori?  Sono persone che amo, ma mi parlano in modo diverso.... C'è forse qualcuno che mente?

Ecco la domanda che si pone consciamente o inconsciamente il bimbo o la bimba, che ha un grande bisogno di punti fermi e certamente di non essere messo troppo "in confusione", come si suol dire.

 

Parliamo e collaboriamo, quindi, tra insegnanti e genitori, in ogni situazione e a maggior ragione se abbiamo iscritto nostro figlio o nostra figlia in una scuola che ha un indirizzo pedagogicamente chiaro e "importante".

E se la scuola vi offre incontri informativi, formativi, di confronto, di arricchimento.... partecipate e cercate di apprendere il più possibile.

Anche nella genitorialità l'ignoranza fa danni terribili!

 

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CONSIDERAZIONE DI META' APRILE

 

A PROPOSITO DEL DISAGIO GIOVANILE....

 

Di tutte le forme che può assumere ciò che genericamente si definisce "disagio giovanile", oggi desidero soffermarmi su quella che maggiormente crea allarme sociale e cioè i comportamenti delinquenziali - singoli o di gruppo, ma soprattutto di gruppo - che mettono in atto gli adolescenti. Anzi, purtroppo stiamo notando un progressivo abbassamento dell'età dei soggetti implicati nelle loro tetre e preoccupanti imprese. Oggi non sono rari i casi di bullismo, ad esempio, che vedono implicati undicenni o dodicenni.

 

Esiste una costante, che emerge nel comportamento di questi ragazzi: la consapevolezza dell'impunità (oltre alla totale assenza di limiti nelle loro azioni) che sovente li rende ancora più aggressivi e strafottenti evidenziando al massimo la propria amoralità di fondo.

Oltre a questo, notiamo dell'altro: questi ragazzi giungono da tutte le classi sociali e da tutte le condizioni socio-culturali ed economiche.

E' vero che esiste una tendenza a delinquere presente percentualmente in un modo assai preoccupante nei giovani immigrati, ma il delinquente lo trovi anche nei quartieri "alti", figlio di papà e benestante.

Credo che sia evidente che se il fenomeno è sempre più diffuso e interessa i soggetti appartenenti a qualsiasi classe sociale e qualsiasi etnia (casomai muta il tipo di reato, in relazione al luogo di provenienza) e soprattutto se sono sempre più evidenti gli atteggiamenti amorali, come accennato sopra, ciò sta a significare che i messaggi educativi che giungono dalla famiglia e dalle altre agenzie educanti sono insufficienti, o assento, o sbagliati, o fuorvianti, o confondenti e chi più ne ha, ne metta.

 

Ciò che desidero affrontare, quindi, è oggi relativo ai sistemi da cercare di mettere in atto come territorio, scuola e famiglia per prevenire, reprimere e eliminare (??) quanto sta accadendo oggi.

 

I ragazzi, se togliamo il tempo per il sonno, stanno a scuola più tempo che a casa ed ecco quindi l'importanza che assume questa struttura.

Auspico quindi che:

1) Sia reintrodotta l'Educazione Civica nelle scuole di ogni ordine e grado,

2) Siano attuati progetti per la comprensione e l'accettazione delle differenze, della disabilità, della diversa provenienza...ed inoltre affinché siano tutelate le differenze di genere e il rispetto tra i sessi,

3) Siano attuati interventi indirizzati a spiegare ai giovani immigrati come si vive in uno stato occidentale,

4) Siano attuati interventi contro il bullismo,

5) Siano coinvolte le famiglie in corsi, incontri, conferenze, sportelli di consulenza,

6) Siano mantenute aperte le scuole affinché fungano da centri di aggregazione in cui non solo studiare, ma anche giocare, confrontarsi, parlare, metter su iniziative di tutti i tipi,

7) Che sia previsto un regolamento di disciplina comune alle scuole di tutta la nazione,

8) Che a ogni sanzione disciplinare sia associato un intervento nel sociale,

9) Che siano previste maggiori corresponsioni stipendiali e di carriera per i dirigenti scolastici e per i docenti che operano in scuole disagiate,

ed ancora, più in generale....

10) Che l'età della responsibilità penale sia abbassata (se puoi violentare, puoi essere punito per la violenza),

11) Che a ogni intervento repressivo sia associato un intervento educativo per cercare di recuperare il soggetto,

12) Che oltre alle scuole, anche il territorio appronti centri di aggregazione,

13) Che oltre al minore colpevole di un delitto, siano parte in causa pure i suoi familiari per scarsa attitudine e azione genitoriale,

14) Che le strutture pubbliche deputate all'assistenza dei minori siano potenziate in ogni senso.

 

E' fondamentale mettere in atto questi interventi, ma soprattutto è fondamentale che la famiglia si ricordi un pochino più spesso di essere tale.

 

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RISPOSTA ALLA DOMANDA DI UNA MAMMA.....

(Marzo)

"COME CONTINGENTARE I TEMPI NELL'UTILIZZO DELLO SMARTPHONE E DEGLI ALTRI AGGEGGI ELETTRONICI AI MIEI FIGLI?"

 

Cara Lisa, inizio con una nota di rassegnazione, per così dire e cioè che è impossibile impedire in toto ai nostri figli, soprattutto se adolescenti e nella prima giovinezza, l'utilizzo di quegli strumenti.

Sarebbe una battaglia persa in partenza.

Oggi li possiedono tutti ed è tramite questi che i giovanissimi (e non solo) si tengono in contatto e vivono la propria vita sociale (ammesso e non concesso che la socialità virtuale possa essere definita tale).

Casomai non dobbiamo dissanguarci economicamente per "aggiornare" ogni sei mesi l'aggeggio di cui sopra, passando da un modello a quello dopo, ma dire "NO, non te lo compro!" Temo che sia una battaglia persa.

 

Ma contingentare i tempi di utilizzo e le abitudini di utilizzo, questo sì e attenzione, non è che "si può". No, "SI DEVE". Se c'interessa la salute fisica e mentale dei nostri figli.

 

In sintesi, ecco alcune indicazioni:

1)  Con lo smartphone e i giochi elettronici e quant'altro di simile, si gioca e si usano DOPO aver studiato e non prima. Un atteggiamento crudelmente fiscale, questo? No. L'uso di queste macchine indebolisce l'attenzione, stanca la vista, ti ipnotizza.... Stare tre ore a "spippolare" con lo smartphone o a fare un gioco ultracoinvolgente e poi pretendere di mettersi sui libri e studiare proficuamente, è fantascienza. Praticamente sarebbe come farsi una canna e poi mettersi a eseguire i compiti di matematica....

2) La durata d'utilizzo deve svolgersi così: trenta minuti di utilizzo, poi dieci minuti di sosta, poi mezzora di utilizzo, poi stop. Durante i giorni di festa, si possono concedere trenta minuti in più.

E' evidente che se smetto con lo smartphone non è che poi passo alla Ps..... No. Dopo si passa al Risiko, o alla dama, o a tre calci al pallone in giardino.

3) A cena: TUTTI i telefoni spenti. TUTTI, anche quelli dei genitori. Trattasi di regola non trattabile.

4) Al ristorante, la famiglia insieme: COME SOPRA.

5) Durante l'esecuzione dei compiti scolastici e durante lo studio: smart spento. SPENTO. O assisteremo ad un continuo via vai con lo sguardo dal libro all'oggetto, il ragazzo continuamente interrotto dalle chiamata, o dagli sms.  Cosa si può apprendere, studiando così? Cosa si può memorizzare?

6) Quando si va a dormire: TUTTI i telefoni spenti, lasciati nel corridoio, sul tavolino, o , meglio ancora, in camera dei genitori. E quindi.....

7).......definire un'ora in cui scatta lo "stop" in cui cessano le attività elettroniche, TUTTE. 

(Amiche e amici, la notte i nostri ragazzi DEVONO dormire. Troppo spesso ci troviamo di fronte ragazzi e ragazze che hanno un pessimo rendimento scolastico perché vittime di "insonnia elettronica"; troppo spesso vediamo ragazzi e ragazze che non si alzano per andare a scuola - e non ci vanno - perché troppo stanchi avendo perso tre o quattro ore di sonno o la notte intera per stare al telefono, o al tablet, o al pc.....)

 

Mi direte "Ma regole così ci portaranno a litigare in continuazione!". 

Litigare, sì. In continuazione, no. Poi si abitueranno e ci saranno anche grati perché quando avranno tra le mano l'adorato oggetto se lo godranno di più di quanto lo apprezzano tenendolo "H24".

E poi, scusate, non lo facciamo per la loro sanità fisica e mentale?

Meglio litigare per un po', o dover portare nostro figlio al Sert o da uno psicologo privato perché ludopatico all'ultimo stadio?

 

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CONSIDERAZIONE DI META' MARZO

 

ELOGIO DEL "NO"

 

Uno dei motivi del disagio psicologico e quindi comportamentale di molti nostri giovani risiede nella loro incapacità di accettare o comunque di sopportare quella che chiamiamo la "frustrazione del NO".

Che cosa s'intende per questo?

E' l'incapacità di accettare qualsiasi evento, azione, obbligo o circostanza che sia non gradito.

Un'assenza totale di resilienza.

Facciamo alcuni esempi: difficoltà ad accettare le regole anche minime del viver civile; difficoltà ad accettare l'impegno scolastico e le regole che sono presenti a scuola; difficoltà ad accettare il non poter ottenere determinate cose o oggetti che desideriamo; difficoltà ad accettare od a sopportare l'interruzione subita di un rapporto amicale o sentimentale; difficoltà ad accettare gli obblighi derivanti dagli impegni lavorativi......

Insomma, qualsiasi circostanza non gradevole riesce a disturbare emotivamente, oltre ogni livello lecito, colui o colei che deve viverla.
E' indubbio che ciò è sintomo di una grande debolezza caratteriale e di un'altrettanto grande immaturità, che può condurre un soggetto a maturare depressione, o sociopatia, o ansia.

Questo fenomeno è assai diffuso, soprattutto tra i nostri bambini, i nostri adolescenti (in primis), i nostri giovani e quindi è evidente che devono esistere delle motivazioni che determinano il suo insorgere ed il suo diffondersi a livello di massa.

 

Purtroppo tali motivazioni risiedono e derivano dal nostro atteggiamento genitoriale e educativo in genere.

Noi abbiamo - chi più, chi meno - sensi di colpa verso i nostri figli perché ci rendiamo conto che spesso li trascuriamo, presi come siamo dagli obblighi giornalieri, soprattutto lavorativi. E quindi sovente pensiamo che il concedere loro tutto ciò che desiderano sul piano materiale o della libertà tout court possa in qualche modo rasserenarli in modo da sedare i nostri sensi di colpa.

C'è dell'altro.

Chi consapevolmente agisce in quel modo, pur sbagliando, ha una motivazione, Altri, no. Altri assumono l'atteggiamento suddetto per ignavia, debolezza o stanchezza.

Se io temo che negare qualcosa mi farà passare da autoritario anziché autorevole, faccio del male ai miei figli.

Se io non comprendo che tra i miei obblighi genitoriali c'è pure la trasmissione di regole, anche talvolta sgradite, danneggio i miei figli. Se io mi faccio vincere per stanchezza perché non mi va, in fondo alla giornata, di motivare un "NO" a mio figlio e quindi pur di finire tranquillamente la cena accetto tutto ciò che mi chiede, faccio altrettanto.

Se io sempre e comunque spiano la strada a mio figlio, qualsiasi problema egli abbia, seppur minimo, assumo l'atteggiamento del genitore spazzaneve che interviene a sostenere ed a supportare a prescindere l'amato bene, creando un soggetto debole e incapace.

Se io non ce la faccio a dare delle regole al mio bambino o al mio figlio adolescente nella gestione dei giochi elettronici, o del tablet, o dello smartphone, o del computer "perché se no dà di matto"..... non solo lo abituo male, ma corro il rischio di creare un ludodipendente.

Potrei proseguire con gli esempi, ma mi fermo.

 

Ecco perché ho intitolato questo mio breve intervento come "Elogio del "NO"".

Torniamo a dirla più spesso, questa parolina, amici miei.  

E ovviamente con questa e dietro a questa ci sono mille gesti e mille azioni che dobbiamo mantenere sempre a mente e ricordarci di metterle in atto.

Se non abbiamo il denaro per acquistare l'ultimo modello di smartphone, non acquistiamolo, anziché chiedere il piccolo prestito in banca (accade davvero) e spieghiamo che per adesso non è possibile.

Se abbiamo un ragazzino che sta troppo di fronte allo schermo, contingentiamogli i tempi. Litigherà, farà il matto, darà in escandescenze? Beh, dopo tre volte la smetterà.

Se ci sono da fare dei piccoli pagamenti alla posta per cose che riguardano lui (multe, tasse scolastiche, assicurazione, ecc.) mandiamoci proprio lui e non andiamoci noi sempre e comunque. Non sono accettabili dei venticinquenni che non sanno come fare ad eseguire il pagamento di un conto corrente postale o un bonifico bancario.

 

C'è quindi la necessità di recuperare il "NO", se vogliamo salvare i nostri figli e dobbiamo iniziare presto, sin da quando sono piccolissimi, perché un diciottenne male abituato, sarà dura riportarlo a più miti consigli.

Proviamoci, quindi.

Mentre imparano a camminare, che imparino pure a capire che la strada non è sempre in discesa.....

 

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CONSIDERAZIONE DI META' FEBBRAIO

 

QUANDO C'E' LA NECESSITA' DI CHIUDERE UNA RELAZIONE; MA SI HA PAURA....

 

"Tu dici e scrivi che la paura che si prova pensando alle reazioni del partner quando vorremmo chiudere una relazione sentimentale ormai morta o malata deve essere vinta. Ma come facciamo, se spesso siamo del tutto sole e se chi dovrebbe aiutarci lo fa dopo che siamo finite all'ospedale o al cimitero?".

 

Così ho letto ieri mattina sul Messenger. 

Non posso non rispondere a Cristina.

 

Sì. Ce lo dice l'esperienza e, purtroppo, ce lo confermano i mass media per i casi più gravi: esistono "ex" che continuano ad assillare la vecchia compagna; esistono ex mariti che dopo aver rovinato la vita alla moglie, continuano a rovinargliela in altri modo (ma in onestà dobbiamo dire che in questo settore sono presenti anche molte donne che fanno altrettanto); ci sono ex compagni che reputando "roba propria" la non più convivente, fanno di tutto per punirla e spesso si tratta di gesti dalle conseguenze drammatiche.

Lo stalking ha mille volti e sono tutti sgradevoli, ma l'alternativa qual è?

Cristina, amiche mie, staresti per paura con un uomo verso il quale non senti più nulla? Ci faresti all'amore? Torneresti tranquillamente a casa dal lavoro sapendo che dovrai trascorrere la serata - l'ennesima serata - con una persona che ti offende, ti tratta male, ti picchia e spesso fa ciò di fronte ai bambini? 

 

Dici che la paura di essere picchiate o uccise è forte.

Capperi! Hai assolutamente ragione, ma torno a chiederti l'alternativa qual è?

Ognuno di noi tiene alla propria salute e alla propria vita, ma che ce ne facciamo se dobbiamo vivere in un inferno?

Attenzione! Non consiglio di fare l'eroina e di affrontare il disturbato da sole.

Ognuno di noi può mettersi intorno un circuito protettivo, attivo e passivo, in grado di stoppare le pazzesche intenzioni dello stolker.

Ognuno di noi può trovare numerosi aiuti.

Questa brutta avventura non deve essere vissuta da soli.

Chiediamo aiuto e supporto, quindi. Non temete di scocciare gli altri. Non temete di apparire deboli o incapaci. Non rifugiatevi nella solitudine; dovete stare bensì con la gente e fra la gente.

Aiuto e supporto? 

 

Lo psicologo? Certo, ma evidenziamo soprattutto le forze dell'ordine, i magistrati, gli amici (che, consentitemelo anche se sarà criticato da qualche anima bella, possono essere assai persuasivi verso lo stalker e protettivi verso la sua vittima), mutando le abitudini, non stando soli....

 

Una mia giovane cliente di Firenze, oggetto delle attenzioni malate e quindi pericolose di un ex particolarmente ostico e assillante, ce l'ha fatta a ridimensionare prima e ad eliminare dopo quelle presenze sgradite e quei gesti e sapete come ha fatto?

* Trovando supporto e sostegno nello psicologo.....

......ma soprattutto....

* Attivando le azioni previste dalla Legge (segnalazione, denuncia, ecc.) con l'ovvia assistenza di un legale;

* Creandosi intorno un circuito di protezione/accompagnamento, per qualche mese, grazie ai familiari, a degli amici splendidi, a degli altrettando splendidi datori di lavoro e colleghi;

* Segnalando senza remore ai familiari dell'ex che il suo atteggiamento poteva metterli tutti nei guai, anche loro;

* Facendo causalmente incontrare il molestatore con il di lei fratello che, insieme a due o tre amici, lo ha cortesemente pregato di smetterla.

 

Queste le azioni della ragazza di cui parliamo, ma accanto a queste ne possiamo mettere altre come il già citato mutare le abitudini, l'allontanarsi per qualche tempo dall'abitazione, il recarsi da un'amica in un'altra città,  il cambiere il numero di telefono e tutti gli altri recapiti in rete, lo stare sempre con qualcuno e soprattutto mai mettere in atto atteggiamenti 

CONSIDERAZIONI DEL MESE E SPIGOLATURE VARIE..... - Dr. Giancarlo PETRI

CONSIDERAZIONI, INDICAZIONI E CONSIGLI SU VARI ARGOMENTI

 

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ADOZIONE, UN'AZIONE MERITORIA CHE DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE CONSAPEVOLE....

 

Sono molte le famiglie che nell'impossibilità di avere un figlio biologico o a prescindere da tale possibilità o impossibilità, decidono d'intraprendere il difficile, lungo e complesso percorso che le porterà ad avere un bimbo o un ragazzo in adozione.

Si tratta indubbiamente di un'azione che risponde, sì, alla necessità di vivere la genitorialità, ma che riveste pure una componente assolutamente meritoria: togliere un soggetto nell'età evolutiva da una vita grama per portarlo a vivere mille volte meglio.

 

Noto però che a parte gli enti e le associazioni più "serie" che si occupano di adozioni, talvolta non si valutano a sufficienza gli apprendisti genitori e soprattutto non si spiega a sufficienza che cosa voglia dire adottare un bambino o un ragazzo. In principal modo se ha avuto una lunga o lunghissima istituzionalizzazione.

 

Ecco quindi una serie di indicazioni, che come faccio sempre enuncerò per punti:

 

1) Facciamo partire il percorso adottante solo se tutti  i componenti del nucleo familiare (TUTTI vuol dire madre, padre, nonni e, se ci sono, fratelli e sorelle) sono assolutamente d'accordo.

Il ragazzo deve sentirsi benvoluto e accettato da tutti;

2) Facciamo partire il percorso adottante solo se la coppia, almeno in quel momento, è solida. Troppe volte ho visto bambini adottati giungere in famiglie che poco dopo si separano.

Una tragedia così sarebbe un'ulteriore colpo emotivo al bambino in questione;

3) Cerchiamo di essere consapevoli che un bambino o un ragazzo adottivo, tanto più è grande e tanto più avrà dei problemi emotivi e comportamentali, con fortunate eccezioni che confermano la regola.

Oltretutto molti orfanotrofi cercano di tenere più a lungo possibile i bambini per ottenere le poche o tante sovvenzioni stali o private.

Pensiamo a ciò che ha vissuto uno di questi soggetti, alle deprivazioni affettive subìte, all'istituzionalizzazione nella quale è stato sovente per anni e spesso in orfanotrofi di nazioni povere o poverissime con tutto ciò che ne consegue.

Secondo l'OMS un bambino accumula un ritardo di tre mesi nello sviluppo psico-fisico e cognitivo per ogni anno di istituzionalizzazione.

Un ragazzo adottato più è grande e più avrà problemi: è normale che sia così.

Se, quindi, pensiamo da subito di ricevere a casa un principino saldo e stabile, educato a Oxford, vivremo cocenti delusioni.....

4) Teniamo altresì presente che un bambino o un ragazzo che giunge ad esempio dall'India, già grandicello, può ricevere pure uno shock culturale, climatico, sociale, linguistico, perfino alimentare..... E' come se ci arrivasse in casa da Marte.....

Quindi dobbiamo agire di conseguenza, aiutandolo e comprendendolo pur....

5)... senza abdicare al nostro dovere di educarlo e insegnargli le regole del vivere civile nel nuovo ambiente in cui arriva e vivrà.

Mai essere ipergiustificativi, perdonandogliele tutte perchè... "poverino, ne ha patite tante...": al mondo e al codice civile e penale non importa nulla se nell'inizio della sua vita ha tanto sofferto.

 Quindi.....

6) ....facciamogli vivere un'affettività del tutto normale e se arriva in una famiglia dove già sono presenti dei fratelli figli biologici dei genitori, trattiamolo in tutto e per tutto come gli altri ragazzi;

7) Spesso, nei primi tempi, questi soggetti non abituati a vivere l'affetto di una famiglia normale, ci metteranno alla prova. Non lo fanno ovviamente per "cattiveria", ma perchè vogliono misurare la nostra affettività. Sono bambini e bambine che non hanno mai ricevuto una carezza: abituiamoli per gradi.

Non costringiamoli a volerci ben da subito!

 8) Anche se sono soggetti di pelle bianca, adottati da molto piccoli o neonati (ma capita molto di rado) informiamoli in ogni caso che sono stati adottati e che sono figli importanti perchè sono figli di cuore anche se non di "pancia".....;

9) Non pensiamo di essere stati cattivi genitori se da grande il figlio adottivo sentirà la necessità di scoprire le proprie radici: è un'esigenza naturale.

Poi tornerà da noi e ci amerà di più.

 10) IMPORTANTE: prima di portarlo in Italia andremo da lui per conoscerlo e spesso resteremo con lui anche per qualche mese. Beh, se notiamo comportamenti oggettivamente disturbati o caratterialmente sopra alle righe o addirittura patologici, rinunciamo in quel momento, non dopo.

E' terribile riportare al Tribunale dei Minori un "figlio" che non possiamo gestire a causa delle sue problematicità. Finiremmo di massacrarlo psicologicamente.

 

Ma soprattutto ricordiamo che una volta assestato il rapporto, questi bambini sapranno darci un affetto stupefacente.

 

 

 

 

 

Che cosa c'entrano, LORO, nelle nostre stupide beghe?

 - Dr. Giancarlo PETRI

 - Dr. Giancarlo PETRI

                         
 
 
"Amare non vuol dire impossessarsi di un altro per arricchire se stesso, bensì donarsi ad un altro per arricchirlo....".

                                                                                              (M.Quoist)


"L'amore immaturo dice:" Ti amo perchè ho bisogno di te...".
"L'amore maturo dice: "Ho bisogno di te perchè ti amo...".

                                                                                              (E.Fromm)


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SEPARAZIONE: DECALOGO PER I GENITORI, PRIMA PERO' CERCHIAMO DI INDIVIDUARE QUALI SONO I "CAMPANELLI DI ALLARME" CHE STANNO A SIGNIFICARE L'INSORGENZA DI UNA POSSIBILE CRISI DI COPPIA.
QUESTI, I PRINCIPALI.......

* S'incomincia a pensare prima ed a parlare poi al singolare e non più al plurale;

* Il dialogo fisico s'interrompe. Si fa sempre di meno all'amore, dando la colpa alla stanchezza, allo stress, al fatto che il figlio dorme in mezzo a noi nel lettone (Ma se spesso segretamente siamo felici di ciò, perchè così ci permette di sfuggire alle eventuali richieste del partner!!);

* Viviamo con fastidio il dialogo verbale. Non si parla più. La discussione pacata ed il dialogo spariscono. Spesso, dopo il lavoro, si torna a casa di mala voglia;

* Reputiamo l'altro o l'altra come la causa del nostro disagio e non pensiamo che quando una coppia entra in crisi è come quando abbiamo un incidente automobilistico: il concorso di colpa c'è sempre (in quasi trent'anni di lavoro, MAI, se non in situazioni con soggetti psichiatrici, ho visto da una parte il 100% e dall'altra lo 0%: qualche volta l'80 ed il 20; spesso il 50 e 50 o il 60 ed il 40......).

Se queste situazioni proseguono a lungo e se nessun intervento esterno ottiene risultati, allora si va verso le scelte definitive.
Se non ci sono figli, tutto è semplice.
Se ci sono figli, allora.......


SEPARAZIONE: DECALOGO PER I GENITORI:


(immagino che tutti sappiano che per la Legge italiana sia i figli nati nel matrimonio, che quelli nati fuori dal matrimonio o in una situazione di convivenza, hanno i medesimi diritti).


1) Il rapporto d'amore tra due adulti può terminare; il rapporto tra genitori e figli NO, MAI, in nessun momento, nell'interesse dei bambini;

2) Quando termina un rapporto affettivo, ciò può avvenire con contrapposizioni e conflitti tra i due adulti. Ebbene, in questi i figli NON devono avere alcun ruolo; così come non devono assistere a liti tra i due genitori. UN FIGLIO AMA ENTRAMBI E SOFFRIREBBE ENORMEMENTE NEL VEDERE CIO';

3) Se decidiamo di separarci, comunichiamo subito al figlio che ciò avviene non per sua responsabilità o perchè per noi non è un buon figlio, ma perchè babbo e mamma non si amano più, pur volendosi ancora bene e che in ogni caso il nostro affetto verso di lui è rimasto e rimarrà inalterato;

4) Tra adulti possiamo anche disprezzarci, ma il nostro "odio" verso l'ex partner non deve condurci ad usare il figlio come un'arma per danneggiarlo, tramite pressioni psicologiche sul bambino o sull'adolescente. Lo costringeremmo a prendere una posizione e per lui sarebbe una costrizione violentissima, in grado di causargli danni irreparabili sul piano emotivo e comportamentale, compresa l'insorgenza di un netto livore verso tutti e due i genitori. Non pargliamogli male della madre o del padre. MAI, MAI, MAI. Questo è valido pure per i nonni, che non devono criticare l'ex genero o l'ex nuora.
Inoltre MAI litigare in sua presenza per le spese a lui inerenti. Lo porteremmo a sentirsi un peso;

5) Anche se ovviamente i due genitori non vivono più insieme, devono mantenere nei confronti del figlio i medesimi atteggiamenti educativi. Il bimbo od il ragazzo non deve avere di fronte un genitore troppo severo od uno troppo accondiscendente. Lo confonderemmo. Questo è valido pure per i nonni. A proposito dei nonni, i genitori  devono fare in modo ch'essi non assumano atteggiamenti pietistici nei confronti del nipote perchè... "poverino, è figlio di separati...";

6) I genitori separati devono mantenere momenti di compresenza con il figlio, soprattutto in certe circostanze in cui il "bisogno della famiglia" è più pressante e sentito del solito. Esempi: che durante il periodo natalizio, almeno in un'occasione si possa pranzare insieme. Ed ancora: che normalmente, almeno una volta al mese, si possa consumare una pizza insieme; che nei momenti importanti nella vita del bambino o del ragazzo o del giovane (prima comunione, cresima, saggi scolastici o artistici, gare sportive e poi, andando avanti..... la festa per l'ottenutà maturità liceale, o per la laurea o per il matrimonio....) si sia insieme. Non deve importarci se per mezza giornata o per qualche ora dovremo vincere il  fastidio derivante dallo stare vicino all'uomo od alla donna che ci ha fatto soffrire. Pensiamo che è un regalo che facciamo a nostro figlio;

7) Se il genitore separato o divorziato incontra affettivamente un altro partner, deve seguire queste modalità:
* Non presentarlo troppo presto al figlio, dopo la separazione dal coniuge. Frequentiamo pure il nuovo compagno, ma attendiamo a mostrarlo ed a presentarlo per ciò che è (diamo tempo al ragazzo di "digerire" - elaborare il lutto - almeno parzialmente l'idea che i propri genitori non stanno e non staranno più insieme. NON GETTIAMOGLI ADDOSSO UN ALTRO TRAUMA MENTRE STA FATICOSAMENTE RIPRENDENDOSI DAL PRIMO!);
* Non attuiamo troppo presto, quindi, una convivenza con il nuovo compagno e nello stesso tempo....
* ..... precisiamo immediatamente che il nostro nuovo compagno/compagna non prenderà il posto affettivo della mamma o del papà. Sarà "semplicemente" un'altra persona che gli vorrà tanto bene;
* Non concepiamo un fratelllino, con il nuovo compagno/compagna, prima che il bambino od il ragazzo non abbia almeno in parte smaltito il trauma della separazione, o si sentirà definitivamente escluso dalla vita del padre o della madre;
* Con il nuovo partner, soprattutto se il figlio è nella preadolescenza o nell'adolescenza, cerchiamo di non avere troppo frequenti e troppo evidenti affettuosità di fronte a lui, così come dobbiamo evitare di farci udire quando siamo in intimità sessuale. Se pensiamo che spesso ad un ragazzino e ad una ragazzina dà fastidio udire il papà e la mamma fare l'amore, figuriamoci quanto sarebbe dirompente ascoltare il papà o la mamma farlo con altri!
* Se il nuovo partner ha dei figli nati nella precedente relazione, pure l'incontro tra le due proli deve essere graduale. Non costringiamoli sin da subito a "fare i fratelli", non mettiamoli anche in questo caso di fronte al fatto compiuto. Rispettiamo i loro tempi e se all'inizio "si stanno antipatici", non sgridiamoli più di tanto. Teniamo presente che devono stare con persone scelte da noi e non da loro. Capito?
* Se di fronte ad un nuovo compagno o compagna il bambino dovesse mettere in atto evidenti ed eccessivi atteggiamenti contrappositivi e di rifiuto, cerchiamo di farlo ragionare impostando il discorso sul versante dei sentimenti riscoperti e rassicurandolo che la nostra affettività verso di lui non verrà mai meno. Se nonostante ciò il bambino dovesse persistere, è auspicabile l'intervento immediato di uno psicologo.
IMPORTANTE: non poniamo di fronte al ragazzo un frequente "movimento" di nuovi nostri partner, soprattutto se con convivenza, perchè lo confonderemmo affettivamente. Prima di presentargli una nuova figura dobbiamo essere ragionevolmente sicuri che non si tratta di una relazione superficiale e passeggera, altrimenti viviamola pure, ma senza coinvolgere il figlio;

8) Cerchiamo, quando siamo con lui/lei, di mostrarci sempre abbastanza sereni. Non diamogli l'idea che stiamo con lui per dovere. Inoltre, se gli promettiamo che lo incontreremo, cerchiamo di rispettare l'impegno ad ogni costo.


9) Presi dal senso di colpa per avergli creato il dolore della separazione, spesso possiamo essere portati a coprirlo di eccessive attenzioni materiali, dandogli o comprandogli tutto ciò che desidera. E' UN ERRORE! Diamogli tanto affetto e che i regali siano quelli normali. Di ciò rendiamo edotti pure i nonni....

10) Ricordiamo infine di essere sempre disponibili all'ascolto ed al confronto.


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"L'amore e il sesso stanno bene insieme e va bene anche il sesso senza amore e l'amore senza sesso...
Sono l'amore e il sesso individuali, che vanno male!".

(A. Warhol, artista)


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"Si è veramente guariti da una donna solo quando non si è neppure curiosi di sapere con chi ci dimentica...".

(P. Bourget, scrittore)


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PUBERTA', ADOLESCENZA, SESSUALITA'. UN DECALOGO INFORMATIVO...

1) L'adolescenza inizia con la pubertà, cioè con il completamento dello sviluppo sessuale come capacità riproduttive e dura fino al completo sviluppo fisico. Quando questo termina, inizia l'età adulta;

2) Negli ultimi anni il momento dello sviluppo si è molto abbassato. 100 anni fa le ragazze sviluppavano intorno ai 17 anni; oggi ciò avviene intorno agli 11/12. ABBIAMO QUINDI BAMBINE NEL CORPO DI UNA DONNA, con tutto ciò che ne consegue sul piano psicologico, emotivo e comportamentale. I genitori MAI devono scordare una consapevolezza simile: posso avere di fronte una magnifica ragazza che sembra di 20 anni, ma che ne ha 14 e quindi il suo cervello ragiona da quattordicenne. Rammentiamolo, o diventeremo presto nonni...

3) Se il momento della pubertà si anticipa, il tempo della maturità caratteriale e economica (dovuto anche alla diffusione degli studi universitari) invece si allunga. Ne consegue che mentre l'adolescenza fisiologica dura mediamente 6 o 7 anni, quello dell'"adolescenza mentale" inteso come dipendenza dai genitori può durare anche 15 o 16 anni;

4) In questo periodo, l'adolescente entra in contatto col mondo con addosso una nuova consapevolezza (la capacità sessuale, bene appresa o superficiale e confusa) inoltre passa dal controllo familiare a quello sociale. E' auspicabile che sia caratterialmente sufficientemente SOLIDO per vivere bene o senza grandi problemi in un ambiente così competitivo e comparativo.
Ecco perchè si consigliano i genitori dei bimbi che frequentano la scuola primaria e che mostrano difficoltà comportamentali soprattutto nella timidezza e nelle capacità socializzanti, di agire affinchè queste difficoltà siano almeno alleggerite prima dell'adolescenza;

5) Nella fase iniziale dell'adolescenza - ma anche prima: pensiamo all'importanza che ha la preparazione psico-emotiva delle bimbe per affrontare e gestire comparsa del primo menarca... - dobbiamo trasmettere ai ragazzi e alle ragazze le giuste informazioni sull'anatomia degli organi sessuali, sulla fisiologia del rapporto sessuale, sulla contraccezione e SULLE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMETTIBILI;

6) I genitori possono e devono informare, ma visto che i giovani preferiscono ottenere altrove le loro informazioni, ecco in pieno l'importanza dell'azione della scuola.
SE SI PENSA CHE GIA' ABBIANO AVUTO RAPPORTI, DOBBIAMO CONDURLI DAL MEDICO SPECIALISTA - SOPRATTUTTO LE RAGAZZE DAL GINECOLOGO - PER AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI DEL CASO.
La ragazza si vergogna a recarvicisi con la madre? Va bene una sorella maggiore, una zia, un'amica grande.
PERCHE' SI CONSIGLIA UNA VISITA SPECIALISTICA - ANDROLOGO - ANCHE PER I MASCHIETTI? Perchè dopo la fine di quell'enorme screening di massa rappresentato dalla visita medica per il servizio militare, oggi esiste il nulla nell'ambito preventivo per i giovani uomini. Se non ci pensa più lo Stato, è compito della famiglia farlo ed eviteremo molti guai ad iniziare dall'infertilità e dall'impotenza.
Per venire a guai molto più leggeri: non è accettabile una diagnosi di un'efimosi a un ragazzo a 15 o 16 anni!!

7) DESIDERIO SESSUALE: LA PULSIONE NON E' EGUALE PER I MASCHI E PER LE FEMMINE: l'impulso sessuale si manifesta in modo diverso. Nei maschi le esigenze biologiche sono specifiche e volte ad uno scarico nell'orgasmo. Nelle femmine il desiderio sessuale è meno specifico: è come una sensazione diffusa, pervasa di emozioni;
Quindi...

8)... Gli impulsi sessuali sono generalmente legati a sentimenti d'amore per le ragazze e invece ne possono essere del tutto separati per i ragazzi.
Entrambi inoltre vivono la fase masturbatoria, che raggiunge una diffusione quasi del 100% tra i maschi e intorno al 70% tra le femmine.
SI TRATTA DI UNA NORMALE ATTIVITA'. Quindi da parte dei genitori non deve manifestarsi  critica o, peggio, "terrorismo psicologico"... Questo ovviamente se l'attività non diviene parossistica, soprattutto nei maschi;

9) Quando si parla di rapporto sessuale, cerchiamo di unire sempre, nella nostra spiegazione, l'AFFETTIVITA' alla SESSUALITA'. Cerchiamo di far comprendere l'enorme importanza, anche simbolica, del donarsi all'altro;

10) Facciamo loro comprendere che possono tranquillamente rivolgersi a noi, se bisognosi di aiuto. I ragazzi che temono i genitori, possono mille volte peggiorare una situazione già brutta.



 

ALTRI CONSIGLI AI GENITORI PER IL PERIODO COMPRESO DA 0 A 6 ANNI (e oltre...)

ALTRI CONSIGLI AI GENITORI PER IL PERIODO COMPRESO DA 0 A 6 ANNI (e oltre...) - Dr. Giancarlo PETRI

* DORMIRE NEL LETTONE O NO? DECALOGO....

* BIMBI A TAVOLA. ALCUNE REGOLE....

* COME FARE CON UN BIMBO FORTEMENTE TIMIDO? ALCUNE INDICAZIONI

  

DORMIRE NEL LETTONE

  

Considerazione "storica": il fenomeno sta crescendo ed è in costante aumento poichè vi sono tanti figli unici e molte separazioni (se siamo soli, può essere naturale dire al bimbo di venire a dormire con noi. No. Le regole che illustreremo sotto vanno seguite sempre e comunque).

Il 35% dei bimbi a un anno dorme con i genitori;

Il 25% a 2 anni;

il 17% a 6 anni.

Ma insomma, dormire nel lettone o no?

La prima informazione è semplice e lapidaria: NO.

NON DEVONO DORMIRE CON NOI. Questo perchè non favorisce la loro crescita caratteriale, perchè non consente privacy ai genitori, può creare seri guai se dovessimo avere un'urgenza importante e il bimbo deve restare con estranei.

  

Il decalogo....

  

1) Si opta per il lettino e la cameretta? Bene: niente eccezioni;

2) Ogni sera costruire un rituale da rispettare, ripetere sempre le medesime azioni con calma, con atteggiamento rassicurante. Andiamo a fare qualcosa di piacevole;

3) Facciamo scegliere al bimbo un "pupazzo da notte" e poi invitiamolo a lasciarlo lì nel lettino, ove attenderà il suo padroncino per tutto il giorno;

4) Nun chiudiamo la porta della cameretta: teniamolo accostata;

5) Dopo che il bimbo si è assopito, non teniamo alto il volume dellaTv e non facciamo troppo baccano se abbiamo amici perchè il figlio potrebbe essere indotto a credere che mentre è a letto si svolgono in casa attività divertenti dalle quali è escluso;

6) In caso di di rifiuto nettissimo e di grandi resistenze nell'accettare il lettino, diciamogli che il suo letto è magico e che ogni volta che lui ci dorme lo ricompenserà al mattino con un regalino (regaLINO, eh?);

7) Ospitare il bimbo nel lettone SOLO al mattino. Tassativo!

8) Non parlare mai del lettino come di un'eventuale punizione (se stai cattivo, subito a letto!!) perchè appunto lo vivrebbe come situazione negativa;

9)In caso di risvegli notturni raggiungere il bambino nella sua cameretta senza prenderlo in braccio e senza permettergli di venire nel lettone. Limitiamoci ad accarezzarlo e a baciarlo, lasciandolo sdraiato;

10)NON accogliere il bimbo nel lettone quando è ammalato perchè rafforzerebbe in lui la convinzione che il lettone è un premio e il lettino è una punizione.

  

OK?

  

  

E A TAVOLA?

(Regole per i bambini.... e per i genitori....)

  

1) Ci si siede a tavola con le mani ben lavate,

(spiegazione: per non prendere le malattie derivanti dalla sporcizia, anche da quella che non si vede).

2) Si sta seduti composti e non ci si alza senza motivo e senza chiedere il permesso;

(spiegazione: babbo e mamma non si alzano senza motivi e neppure stanno a sedere tutti storti).

3) Si assaggia tutto, almeno TRE bocconi;

(spiegazione: uno boccone lo si può inghiottire senza assaporarlo, tre no. E inoltre  come si fa a sapere quello che ci piace e quello che non ci piace?).

4) Si mangia quello che c'è nel piatto;

 (spiegazione: a tutti può non piacere qualcosa, è normale. Perchè non scrivere le quattro o cinque cose che non sopportiamo? Ma tutto il resto va assaggiato e mangiato).

5) Si prende solo quello che sappiamo mangeremo;

(spiegazione: il cibo non va sprecato).

6) Si usano le posate, non le mani;

(spiegazione: non siamo dei maleducati e non dobbiamo sporcharci tutti).

7) A tavola si parla uno alla volta: non si urla, non si canta;

(spiegazione: perchè se no come si fa a capirsi?).

8) NON SI PORTANO I GIOCHI A TAVOLA;

(spiegazione: adesso è il momento di mangiare, non di giocare!).

9) Si mastica a bocca chiusa;

(spiegazione: non è bello vedere il cibo semimasticato dentro alla bocca...).

10) Quando si dice che è pronto il pasto, dobbiamo andare verso la tavola;

(spiegazione: sarebbe bello se ognuno mangiasse quando ha voglia? Saremmo FAMIGLIA?).

....e per noi genitori?

* Si deve mangiare con i figli;

* Dobbiamo dare orari e mantenerli;

* MAI concedere merende troppo abbondanti, nel pomeriggio, o troppo vicine alla cena;

* Spengere la Tv;

* NON SI IMBOCCA IL FIGLIO. Appena è in grado di farlo (entro i 24 mesi) è bene che impari a cavarsela da solo prima con il cucchiaio e poi con la forchetta);

* Sono i genitori che decidono il menù, non i figli;

* Mai proporre cibi diversi da quelli in tavola (Lo vuoi questo? Allora preferisci quest'altro? NO);

* Sono i grandi che fanno le porzioni. 

  

LA TIMIDEZZA NEI BAMBINI.....

  

Non prendiamo come leggero questo problema, perchè può influenzare non solo il loro processo di crescita, ma anche la loro vita adulta.

La timidezza può assumere vari aspetti e varie intensità.

Le indicazioni che daremo qui sotto si riferiscono a una timidezza d'intensità medio-bassa. Se invece raggiunge livelli parossistici e resta costante nel tempo - quindi non viene ridimensionata dalla crescita e dalla percezione di sè - allora può rappresentare un problema davvero importante, spesso non solo.

  

1) Siamo certi che sia davvero timido? Siamo certi che non sia una fase derivante da altro?

2) Se davvero pensiamo alla timidezza, cerchiamo di comprendere la fonte del disagio del bimbo affinchè si possa trovare la strategia migliore per ridimensionare o eliminare il problema;

3) Na defininte timido il bimbo in sua presenza. Non mettiamogli addosso un'etichetta, o peggioreremo la situazione;

4) Per aiutarlo a vincere la timidezza, non confrontate vostro figlio con gli altri bambini facendo paragoni negativi e non consentite a nessuno di ferirlo in questo senso;

5) Ascoltatelo. Prendete in considerazione le sue idee e le sue proposte. Lo farete sentire importante e apprezzato!

6) Incitatelo a seguire le attività - di tutti i tipi - nelle quali dimostra maggior talento. Molte volte, con l'aiuto dello sport o di hobby, i bambini riescono a vincere la loro timidezza senza neppure accorgersene;

7) ....ecco quindi che è opportuno cercare attività e momenti che possano metterli in contatto con altri bambini. Evitate invece le attività che lo isolano dall'esterno e dalla vita sociale;

8) E' altresì evidente che non dobbiamo costringerlo a svolgere attività per lui del tutto insopportabili perchè sgradite;

9) Non percepiamo il bambino timido come malato


 

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........il sunto.......


 PER I GENITORI: CONSIGLI IMPORTANTI DA CERCARE DI ATTUARE (nell'interesse dei figli e, in prospettiva, nel proprio interesse...)


1) ALLATTAMENTO AL SENO, BIBERON, CIUCCIO: sì all'allattamento al seno, al più lungo possibile, evitando però le esagerazioni proposte da taluni pediatri. Per intenderci: non va bene il bimbo di tre o quattro anni che quando gli piglia lo schiribizzo va dalla mamma e le chiede il seno. No, questo non va bene. La durata dell'epoca dell'allattamento dovrebbe essere di 6/8 mesi, con un'alimentazione mista dai 3/4.
L'allattamento al seno dai tempi "normali" invece è una vera e propria manna del cielo, perchè tutela il bimbo sia sul piano fisiologico che su quello emotivo e psicologico.
Pure gli orari dell'allattamento dovrebbero essere fissi e chiari. I "pediatri selvaggi" (allattare quando vuole il bimbo....) che soprattutto fino a qualche anno fa andavano per la maggiore, sono stati i primi ad incasinare coloro che adesso sono i nostri giovani uomini incapaci di riconoscere ed accettare le regole.
Il ciuccio: normalmente se ne disfanno da loro. Non facciamo loro percepire le nostre frustrazioni od i nostri timori.
OGNI BAMBINO HA I PROPRI TEMPI.
Invece, con lo svezzamento deve sparire gradualmente, ma in fretta, pure il biberon.
Conosco bambini di 6 o 7 anni che prima di recarsi a scuola, fanno la prima colazione col biberon, spesso con la tettarella inserita in una bottiglia stile quelle che contengono l'acqua minerale.
Ma siamo matti?
Capisco il voler far lavorare gli psicologi, ma questo è davvero eccessivo!!
La mattina la colazione la facciamo con il caffellatte nella tazza!

 

 INIZIA LA SCUOLA PRIMARIA: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI......

 

Una premessa: quando abbiamo un figlio o dei figli notiamo subito che la nostra vita inizia a srotolarsi seguendo gli avvenimenti "spartiacque" che interessano l'esistenza del figlio medesimo (nascita, battesimo, inizio del Nido o della scuola per l'Infanzia, l'ingresso nella scuola primaria, gli avvenimenti religiosi, il passaggio alla scuola secondaria inferiore e superiore e via via.... fino alla maturità, all'eventuale laurea.... e ancora avanti....).

Beh, tra tutti questi avvenimenti il più importante in assoluto, inerentemente ai primi anni di vita di un soggetto, è l'ingresso nella scuola primaria.

 

Perchè è così importante? Perchè, rispetto ad esempio alla scuola per l'infanzia, non solo egli socializza e viene educato, ma deve appropiarsi degli strumenti didattico-culturali che poi gli consentiranno il proseguo della propria vita scolastica.

Inoltre dovrà imparare non solo a conoscere, ma anche a saper rispettare le regole della vita comunitaria e del lavoro tutti insieme.

Ad esempio: se facciamo un compitino, dobbiamo stare seduti, se la maestra ci spiega qualcosa dobbiamo stare buoni e attenti.....

Un impegno grosso, quindi e oltretutto la scuola primaria sarà quella che darà al bambino l'imprinting che lo condizionerà, in positivo o in negativo, per tutto il proseguo della sua vita a scuola....

Molti ragazzi hjanno maturato la loro avversione alla scuola proprio a causa delle esperienze vissute alle elementari.

 

Una domanda che mi fanno molti: primina sì o no?

Certamente no.

Sono contrario all'ingresso nella prima classe un anno prima.

Facciamogli godere la propria infanzia finchè si può. Datemi retta.

 

Detto questo, veniamo ad alcuni consigli che illustro per punti al fine di essere più sintetici e chiari:

 

1)  L'ingresso nella scuola dei "bambini grandi" è un avvenimento importante e come tale deve essere vissuto da tutta la famiglia, ma con gioia, spensierata voglia di raggiungerlo, consapevolezza di ciò che comporta.

E quindi.....

2)....noi adulti dobbiamo essere sereni e tranquilli, mostrando al bimbo o alla bimba gli aspetti positivi della vita che inizieranno a svolgere di lì a poco;

3) Instauriamo subito un buon rapporto che i docenti, tranquillo e sincero. Come dico sempre, remiamo tutti sulla medesima barca quindi famiglia e scuola devono assolutamente collaborare . Se c'è conflitto o avversione sarà davvero una tragedia e per primo per chi, se non per il bambino?

Quindi....

4).... una insegnante che "rompe" è una insegnante che fa bene il proprio lavoro. Dobbiamo preoccuparci se è assente, indifferente e menefreghista;

5) Ogni bimbo è una realtà psicologica, intellettiva e caratteriale diversa da tutte le altre  quindi MAI fare confronti tra il suo rendimento e la sua velocità di apprendimento e quelli di un fratello, di un cugino o degli amichetti.

Ognuno procede con la propria velocità.

Quindi....

6)....MAI MAI MAI dirgli "Vedi gli altri come sono più bravi di te?".Lo uccideremmo emotivamente e nell'ambito della propria autostima!

7) Diamogli subito delle regole per fare i compiti: a) rientro a casa, b) pranzo o merenda, c) 15/30 minuti per "riprendersi" un poco, d) SUBITO I COMPITI, e) gioco, passatempi, sport.....

Se invece le azioni sono invertite - prima il gioco e poi i compiti - egli non ne godrà appieno perchè mentre gioca penserà che dopo lo attende quell'impegno sgradito;

8) NON VUOLE FARLI? Ok. Mettiamoci d'accordo con l'insegnante e per un paio di volte mandiamolo a scuola senza averli fatti, con la conseguente sgridata della maestra. Sarà una buona lezione 9 volte su dieci. Se abbiamo tra le mani un giovanottino che invece appartiene a quell'1 su dieci, allora si consiglia una valutazione specialistica...

9) Genitori, non fatevi condizionare dalla frenesia del bel voto!!!!  Al bimbo dobbiamo chiedere l'IMPEGNO. Se s'impegna e putacaso non giunge un bel voto, non importa, arriverà.

Se invece non s'impegne, allora va sgridato....

10) Volete un figlio o una figlia che tranquillamente affronta la propria quotidianeità? Allora facciamoli vivere in un ambiente tranquillo!!!!

 Un soggetto che vive in una casa densa di conflitti, liti, tensioni sarà un soggetto confuso, nervoso, emotivamente scosso, con tutto ciò che questo comporta ANCHE per la sua vita scolastica.

11) Se l'insegnante vi segnale presunte difficoltà funzionali o caratteriali o sensoriali del bimbo o della bimba, non lo fa per gusto sadico, ma perchè è una brava professionista. Quindi datele retta e fate gli accertamenti del caso.

Prima s'interviene e meglio è!

12) E i tempi? Che tempi devono avere le acquisizioni?

Un bimbo normalmente dotato conquista almeno sufficientemente le lettura e la scrittura entro il mese di Dicembre della prima classe; un bimbo non brillantissimo, entro la fine della prima classe; un bimbo non particolarmente brillante entro il mese di Dicembre della seconda classe.

Oltre, si richiede una valutazione specialistica.

 

INIZIA LA SCUOLA SECONDARIA INFERIORE: COME VIVERE QUESTO MOMENTO E QUELLI SUCCESSIVI:

 

Una premessa fondamentale: inizia questa scuola insieme all'esplosione dell'adolescenza, periodo da sempre critico per ogni soggetto e particolarmente in questa nostra epoca.....

Essere adolescenti significa essere confusi, ciclotimici nell'umore, ombrosi....

A maggior ragione, quindi, sia la funzione del genitore che quella del docente sono delicatissime.

 Inoltre - e mi spiace dirlo - c'è una differenza abissale tra le metodologie e gli atteggiamenti adulti che si tengono nella scuola primaria e quelli che i ragazzi e le ragazze incontrano nella scuola secondaria inferiore.

Il docente della scuola secondaria inferiore si sente più vicino a quello della secondaria superiore che non ai maestri e questo talvolta può creare traumi e scompensi negli alunni che vivono con disagio il passaggio dall'insegnante/mamma all'insegnante/sergente o comunque umanamente più distante....

Non è una critica che faccio a nessuno, eh?

Dico solo che ci dovrebbe essere una maggiore omogeneità di atteggiamenti tra i vari ordini di scuole.....

 

Veniamo ai nostri punti.....

 

1) Inizio subito da questo, ripetendo quanto espresso poco fa per il settore primario: TRANQUILLITA' 
 

In casa diamo tranquillità ai nostri figli, se vogliamo che a scuola lavorino serenamente.

Inoltre.....

2)..... se vogliamo che si comportino bene, anche il nostro comportamento genitoriale deve essere buono.

Non è evidente? Beh, per qualcuno, no;

3) Dopo i cinque anni di scuola primaria ormai abbiamo imparato a conoscere le attitudini e le capacità di nostro figlio o di nostra figlia, quindi chiediamogli ciò che CI PUO' DARE E NON CIO' CHE VORREMMO CI DIA.

Capito quello che intendo? Forse all'esterno non lo ammetteremmo neppure sotto tortura, ma sappiamo bene se il nostro figlio è brillante o no sul piano intellettivo. Ecco: le nostre richieste devono essere conseguenti alle sue capacità.

E quindi.....

4)......questo è valido pure per i docenti....

 5) Abituiamoli all'autonomia operativa. Devono studiare da soli, con il nostro aiuto in casi eccezionali. Questo è valido pure per le ripetizioni private;

6) Per i compiti, inoltre, è valido quanto detto per la scuola primaria;

7) Amici "barlacci".... evitiamo che li frequentino, perchè potrebbero essere condizionati dal loro cattivo esempio. Naturalmente non possiamo toglierli da un gruppo per poi farli stare soli a casa. No, il vecchio va sostituito da uno nuovo e migliore;

8) METTIAMOLI DI FRONTE ALLA BELLEZZA DELLA CULTURA..... Che cosa vuol dire? Ogni tanto portiamoli con noi a visitare una mostra, un museo, un piacevole spettacolo teatrale.... Riempiremo la loro vita donandogli la scoperta di centri d'interesse che oltretutto saranno utili anche per la scelta della scuola successiva;

 9) Anche qui, se i docenti ci segnalano presunte criticità del ragazzo, non adomb riamoci, bensì interveniamo.

10) E la scelta della scuola successiva?

Amici, non massacriamo i nostri figli mettendoli di fronte a prove insormontabili. Ho già detto prima che ormai, in terza media, sappiamo bene quali sono le potenzialità del nostro adorato cucciolone quindi è inutile mandare un ragazzo non brillante in un liceo.... scegliamo qualcosa di più facile.... anche perchè è fondamentale raggiungere UN qualche diploma di maturità...

Io sono stufo di lavorare con ragazzi e ragazze portatori di accentuate e eclatanti fobie scolastiche!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'autismo, insieme a talune altre patologie psichiatriche e genetiche, è una delle malattie più gravi che possono manifestarsi nell'età evolutiva.

Essa si manifesta di solito intorno ai tre/quattro anni, colpisce prevalentemente i maschietti (in una proporzione di 7 a 3 con le bimbe), può avere vari livelli di gravità e quelli medio-bassi possono essere risolti anche completamente.

Come in tutte le altre problematiche patologiche - psicosi, ADHD, DSA, ecc. ecc. - la diagnosi precoce è fondamentale, così come è fondamentale la terapia precoce in un intervento concentrico e univoco specialisti-famiglia-scuola-extrascuola.

 - Dr. Giancarlo PETRI
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